Baldini, dal Campetto alla Juventus

Ritratto di Redazione
Baldini con i genitori delle giovani leve juventine

C’era una volta un fanciullo che sognava di diventare un campione del calcio e quel sogno si è fatto realtà. Un tempo le storie raccontate al fuoco del camino iniziavano più o meno così. Quel sogno che ai giovani consente di continuare a sognare e sperare, fortunatamente non si è mai interrotto.

Dei giorni nostri è la storia di Stefano Baldini, classe 1974, che, grazie al suo recente ingaggio in seno ai massimi vertici della Juventus, è entrato a far parte del patrimonio calcistico professionale nazionale.
La sua passione per il calcio inizia a cinque/sei anni quando per strada e sui campi dell’oratorio di Chiari inizia a tirare i primi calci al pallone, come più o meno hanno fatto e continuano a fare molti giovani della nostra cittadina.
Crescendo, in lui cresceva anche l’interesse per la partecipazione alle attività calcistiche al punto da farne una professione e uno scopo di vita.
E' stato sempre attento a ogni nuova tecnica, alla quale aggiungeva del suo, ponendo sempre in primo piano l’aspetto formativo dei giovani calciatori, sia dal punto di vista della sana crescita educativa, con attenzione al rispetto e alla capacità di relazionarsi tra compagni di squadra e con gli avversari in campo.
Lezioni di sport e lezioni di vita utili a far dei nostri giovani altrettanti bravi cittadini del domani. Metodi i cui risultati positivi dipendono molto anche dai genitori. E' sposato con Tiziana Ranghetti a cui molto deve della sua carriera, dalla quale ha avuto due figli: Alessia di undici anni ed Elia di otto.
Dal Campionato Pulcini del 1983 a oggi di strada Stefano ne ha fatta veramente tanta ricoprendo ruoli sempre più importanti, al punto da essere ingaggiato dal Milan, e recentemente dalla grande Juventus con l’incarico di coordinare tecnico dell’attività agonistica del settore giovanile e dell’attività di base della Juventus, dai 6 ai 19 anni.
Tra le sue mansioni c’è anche quella di coordinare l’attività dei vari allenatori e tecnici su cui la società bianconera conta per far crescere e preparare i suoi futuri fuoriclasse. Un programma educativo che necessita della collaborazione dei loro genitori. Ed è a questo scopo che la Juve con un impegno non indifferente ha affidato al nostro Baldini anche il compito di aprire le porte alla famiglie con una serie di incontri per la messa a punto di finalità comuni.
Da sempre riservato e schivo rispetto a ogni forma di protagonismo, per convincerlo a concederci un'intervista ce n'è voluta.
Si sa che il successo e la carriera richiedono determinate rinunce e sacrifici, e sono certo che ci perdonerà se in parte usciamo dalle righe che ci ha imposto.
Stefano che da fanciullo tira suoi primi calci al pallone in strada e nel cortile di casa, e ora può esprimere tutte la sua capacità in progetti formativi ai più alti vertici del calcio, a quel tipo di calcio a cui ha sempre aspirato e in cui ha profondamente creduto.
Di per sé è già una bella storia. Storia di giovani in sapore di leggenda. Parliamo della vicenda di quel gruppo di giovani studenti, tra i quattordici e diciassette anni, del Liceo classico “Massimo d’Azeglio”, di Torino, che oltre 130 anni fa si ritrovarono nella vicina piazza per giocare a football e che nel 1879 hanno fondato lo “Sport Club Juventus”.
Ed è grazie a questi pionieri in erba che ebbe inizio una delle più belle e luminose realtà del calcio internazionale. Tornando al presente, la notizia dell’acquisizione da parte della società bianconera del tecnico Stefano Baldini ha immediatamente attirato le attenzioni delle testate giornalistiche specializzate.
Stefano ha già dimostrato, grazie alle esperienze acquisite, con umiltà, sensibilità e capacità di saper coinvolgere, stimolare e suscitare entusiasmo tra giocatori e collaboratori. 

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