Begni, coraggio e generosità

Il vigile del fuoco venerdì ha salvato una vita umana e ora vuole ripartire per il Nepal
Ritratto di Redazione

Era rientrato dal Nepal il 13 aprile, dove da anni presta servizio volontario come manutentore alla Rarahil school (a Kirtipur), una delle scuole fondate dal grande alpinista mantovano Fausto De Stefani per diffondere l'istruzione nel paese.

E mai avrebbe pensato, dopo lo sforzo economico che tale trasferta richiede, di ripartire per la stessa destinazione in pochi giorni. Giuseppe Begni, vigile del fuoco volontario di Chiari, questa mattina chiamerà la direzione dell'azienda ospedaliera Mellino Mellini per ottenere un'adeguata aspettativa e tornare «là dove il sisma potrebbe avere causato qualcosa come 40 mila morti».
Già 40 mila e non 2500 come quelli finora contati. «Con il nostro interprete e la guida abbiamo fatto il punto della situazione proprio oggi – ha detto ieri Begni che veniva dall'incontro con De Sefani, il più blasonato alpinista italiano dopo Rehinold Messner -. Le immagini parlano solo di Kathmandu ma i villaggi sono a migliaia e per di più tutti raggiungibili solo a piedi, per cui la conta dei morti si farà sicuramente ancora più spaventosa».
Se non ci saranno ostacoli in una settimana Begni sarà già in Nepal. Intanto per lui la comunità di Chiari e la politica hanno richiesto, bi-partisan, un riconoscimento adeguato per la straordinaria umanità e il coraggio dimostrati. Iris Zini, già consigliere comunale a Chiari, ha ricordato che «venerdì mattina Begni ha salvato la vita a un 55enne che si trovava ormai spacciato in un'auto in fiamme a Rovato. Lo ha fatto senza che vi fossero i mezzi dei vigili del fuoco, rintracciando in pochi istanti manichette di una fabbrica e un estintore dall'auto medica».
Nell'incidente non c'è stato invece nulla da fare per l'occupante della Fiat Punto, il 24enne Lorenzo Corioni, studente universitario e lavoratore in una ditta di pulizie, originario di Erbusco. Lui, come il padre Mario, erano attivissimi con il circolo Legambiente «Ilaria Alpi».
Ero comunque in servizio, minimizza Begni, visto che mi stavo recando sul posto, mentre un'auto medica era sopraggiunta. Ma già all'altezza del Simply avevo notato una colonna di fumo piuttosto alta, segno che i secondi erano preziosi».
Cos'ha trovato: «Le due vetture erano una contro l'altra – spiega – e purtroppo la Punto di Lorenzo era ormai avvolta dalle fiamme. C'era fumo anche in quella del 55enne senegalese e il calore stava diventando notevole. Così ho rimediato un estintore dall'auto medica e ho dato una prima arieggiata all'abitacolo poi si trattava di spostare la vettura ma in quelle condizioni non era facile con il rogo in corso. Mi sono detto: con queste fabbriche intorno un paio di manichette devono esserci da qualche parte. Le ho trovate fuori da un'azienda e non ho esitato a portarle con me iniziando lo spegnimento così da mettere in sicurezza l'auto».

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