Clarense ucciso dal patrigno a fucilate

Alessandro non ce l'ha fatta. La madre, Renata Pighetti, si è salvata per un soffio
Ritratto di Massimiliano Magli

E' una storia terribile quella di Alessandro Pighetti, 31 anni di Chiari. Il suo papà non è al suo fianco, perché sua mamma, Renata Pighetti, pure clarense, è una ragazza madre. La mamma è la sua unica ancora. La segue, a fine anni '90, a Folgaria, comune trentino, dove trova l'affetto di un uomo, Massimo Toller. E' l'uomo che ucciderà suo figlio. Lo ha fatto venerdì sera, alle 19.30.


Lui, 61 anni, litiga con il figlio e la madre. Impugna una pistola. Il figlio, appassionato di palestra, riesce con destrezza a disarmarlo. Quindi esce di casa con la madre. Dopo poco, convinti che il padre non abbia un'altra arma, rientrano nel tentativo di pacificarsi. Quello che accade è una tragedia che ha mancato di poco anche la madre di Alessandro, Renata Pighetti, originaria di Chiari. Siamo a Costa di Folgaria dove i tre vivevano insieme in una palazzina, al 131 di via Maffei. Al secondo piano di questo condominio la morte ha bussato verso le 19.30. Al rientro la madre deve assistere all'uccisione del figlio, colpito in pieno volto da un Flobert, un fucile ad aria compressa che da distanza ravvicinata riesce ad essere letale. Renata lascia terrorizzata la scena del delitto, scappando da una finestra e si rifugia in un vicino negozio di articoli sportivi.
Ma non ce n'è bisogno. Un altro colpo ferisce il silenzio di questo borgo trentino, noto ai turisti per tranquillità e bellezza. E' la fucilata con cui si è tolto la vita l'omicida.
Sul posto i carabinieri avevano inviato anche un negoziatore, nel timore che il killer avesse ancora sotto sequestro qualcuno. Grazie all'aiuto dei vigili del fuoco, sono state bloccate tutte le strade di accesso alla via, al fine di evitare la fuga dell'uomo. Ma, una volta entrati nell'appartamento, i militari hanno trovato ricercato e vittima a pochi metri uno dall'altro ormai privi di vita.
Sulla scena è intervenuta la Scientifica per ricostruire con precisione quanto accaduto. La madre, sotto shock, è stata affidata a un servizio di sostegno psicologico, nell'attesa di coinvolgerla nella ricostruzione dei fatti. Quanto accaduto arriva al termine di una vita da incubo per questa famiglia. Tra Alessandro e il patrigno non correva buon sangue e i litigi non si contavano. In paese Toller era noto anche per abusare spesso di alcolici.
Il killer era stato camionista e da tempo lavorava per la Provincia di Trento nella manutenzione boschiva. La vittima, geometra, lavorava in un rivenditore di auto a Rovereto.

IL RICORDO DI SILVANO MARELLI

Alessandro era appassionato di auto, poiché lavorava in una concessionaria di Rovereto, Alessandro Pighetti era partito da Chiari nel 1996. La sua mamma, Renata, è una ragazza madre: gli dona il cognome e lo porta con sé verso la speranza di un futuro migliore. Raggiunge Folgaria dove conosce l'uomo che ucciderà suo figlio. Si chiama Massimo Toller e a qualcuno non piace sin da subito. A Chiari c'è un discreto viavai turistico di clarensi e chi conosce Toller non esita a parlare di «un uomo col carattere di un orso, piuttosto rude rispetto alla bellezza e sensibilità di Renata. Quando prende di mira la bottiglia va incontro a sbornie clamorose».
Silvano Marelli è tra quelli che lo ricordano così. A fine anni '90 frequentava questa famiglia, poiché era insegnante di tiro con l'arco di Alessandro. «Era un bravo ragazzo, lavoratore. Aveva lasciato presto Chiari, al seguito della mamma. Quello che gli è successo è mostruoso. Toller non era mai stata una persona particolarmente delicata, ma da qui a sospettare quanto accaduto ci passa il mare».
I funerali e la parrocchia di celebrazione saranno decisi a inizio settimana.

 

 

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