Dalla ricerca sui funghi una speranza contro il cancro

Il lavoro di Giacinto Giovannini
Ritratto di Massimiliano Magli

Arriva da Orzinuovi una speranza per lo studio dei funghi e anche della malattia del secolo: il cancro.
A lanciare il sasso, rivolto al mondo della ricerca, è Giacinto Giovannini, 74 anni, etologo, naturalista e ricercatore iscritto al Ministero dell'Università e della ricerca scientifica dall'anno 2000. Ha contattato Bresciaoggi e Il Giornale di Chiari per condividere un lavoro che sta portando avanti dal 1988. In quell'anno, da pioniere, riuscì a riprodurre in cattività lo storione italiano, l'acipenser naccari, ancora oggi a rischio estinzione. Coronò così una ricerca iniziata nel 1977.
Oggi alleva nella sua azienda, al confine con Roccafranca, anche altre tipologie di storioni. Anche grazie al suo lavoro, l'Italia oggi è il primo paese al mondo per produzione di caviale. Ma trent'anni fa iniziò anche la ricerca sui funghi e oggi ci ha consentito di accedere alla sua coltivazione di un fungo specifico e di osservare, al suo vecchio microscopio, la nicchia, composta da lieviti, batteri e protozoi specifici; è stato un vero incanto, per chi scrive, vedere questo incessante lavorio di microorganismi, intenti alla formazione del fungo specifico.
«Mi sono dedicato a un nuovo sogno – spiega - : quello di chi cerca di mettere ordine tra i misteri della vita. Il nostro è un mondo composto da elementi minerali, vegetali e animali. In tali realtà bisogna avere particolare considerazione per il lavorio dei funghi, il cui compito è di riciclare e mineralizzare le sostanze organiche prodotte. Per questo motivo più che funghi vanno definiti riciclanti. E' un termine che ho coniato io. Senza i riciclanti le sostanze vegetali e animali prodotte si accumulerebbero, mentre con essi le sostanze organiche vengono degradate e decomposte in modo da dare spazio a future forme di vita».
Per avere un'idea di quanto sia complesso l'argomento, Giovannini fornisce un dato: «Nel nostro intestino abbiamo miliardi di microorganismi, che fermentano ed elaborano il cibo che noi ingeriamo. Tra questi organismi viventi ci sono organismi buoni, meno buoni e tossici e questi aspetti li metto in relazione alla genesi dei tumori. Esistono intorno a noi alcune trasformazioni cruciali che sono un continuo divenire verso parassiti specifici. Un tumore, come un fungo, può ritenersi un parassita».
Ma cosa sappiamo dei funghi? «Quasi niente – taglia corto il ricercatore -. Basti dire che su oltre tremila funghi superiori noti riusciamo a coltivarne una decina o poco più. Ogni fungo si caratterizza per la tipicità della sua nicchia vitale con specifici lieviti, batteri, virus e protozoi. E' del tutto evidente che c'è una mancanza di conoscenza grave, in quanto conosciamo poche decine di funghi e siamo ignoranti in merito all'interferenza che ogni specie di riciclante ha su animali e uomini nonché sui vegetali. Imparare a conoscere i funghi significa poterli sfruttare nei loro benefici, come combattere i loro effetti che possono causarci così gravi sofferenze e abbreviare il corso della nostra vita».
La teoria formulata da Giovannini è quella dei riciclanti: i funghi sono il risultato di nicchie composte da lieviti, batteri virus e protozoi specifici che mutano in un continuo divenire di forme per sviluppare alla fine un fungo.
«La classificazione attuale di lieviti, batteri, virus e protozoi – continua Giovannini - non è sufficiente a spiegare la genesi di un fungo specifico, che può essere la causa del nostro benessere e del nostro malessere. In molti casi le malattie dovrebbero essere chiamate con il nome dell'agente che causa la malattia o procura benessere, ossia con il nome del fungo o di una parte della sua nicchia specifica.
In merito al cancro la sua ricerca ipotizza che i veri cancerogeni siano alcuni funghi: «Il fumo o altre sostanze tossiche – esemplifica – non sono cancerogeni, ma cancerofili. Il vero cancerogeno è il fungo e per questo è fondamentale partire dalla sua conoscenza che potrebbe essere precocemente individuata nel nostro organismo attraverso esami accurati».
Giovannini non vuole creare nuove fondazioni, non vuole perdere tempo prezioso in scartoffie. Non ho mai chiesto niente a nessuno, sono stato tanto tempo solo e spesso incompreso o deriso: ora ho chiesto l'aiuto a professori dell'Università di Padova che potranno darmi una mano nel verificare questa mia 'pazza' teoria. Se le ipotesi fossero confermate, alcune scoperte potrebbero essere una chiave di volta per sviluppare nuove conoscenze, nuovi progressi e straordinari risultati nel nostro futuro».

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