Muore con la sua moto a 16 anni

Tragedia in via Tagliata: Alberto Nodari è morto sul colpo
Ritratto di Massimiliano Magli

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Quando l'elicottero si alza, il rumore delle pale non riesce a vincere la potenza drammatica del silenzio. Il vortice di emozioni scuote centinaia di presenti. Mentre l'eliambulanza si alza, il medico rianimatore può guardare sotto di sé la forma e il colore del dolore, quella di una vita giovanissima in mezzo alla strada, nascosta da un lenzuolo verde. La causa è cinquanta metri più avanti: si chiama moto e a dire che sia la causa sono le statistiche, le forze dell'ordine che insegnano nelle scuole e i professionisti del dolore, ossia i genitori che hanno perso figli in sella a un moto.
Alberto Nodari, 16 anni, di Castelcovati, è sotto quel lenzuolo... Rientrava da Chiari in sella alla sua Ktm, una moto con cui non scherzi, una moto che ti tradisce appena «sfrizioni», appena ti permetti una distrazione.
Poco dopo arriva Mirco, il fratello. Il suo dolore non merita di essere descritto, ma una foto, forse, basterebbe a raccontare cosa significhi acquistare una moto e affrontare con essa le nostre strade. Cosa significhi perdere un fratello in un istante.
Alberto ha fatto tutto da solo. Arrivava dalla campagna di via Tagliata, a Chiari, e viaggiava verso Castelcovati. Deve avere accelerato parecchio, su un rettilineo che conduce su via Chiari, dove un tempo si trovava il celebre discobar Sunset. La sua moto, dopo aver disarcionato Alberto, è finita diversi metri più avanti, andando a travolgere una Volkswagen Passat parcheggiata sulla via. La Ktm ha accelerazioni paurose, ammortizzatori ampi, uno sterzo da controllare con assoluta attenzione, per capirci una moto che potrebbe affrontare il deserto. Un gioiello che richiede tuttavia esperienza e prudenza. Forse un'«imbarcata» dovuta a una distrazione o a una «sfrizionata» che ti fa rinculare il mezzo e tremare il manubrio, forse un gatto o un topo: i centauri sanno come guidare ma sanno anche che possono morire per una sciocchezza. Vicino ad Alberto ci sono i compagni di scuola (III Itis a Palazzolo). Piangono. Poi confabulano e azzardano ipotesi.
«Era un ragazzo in gamba – spiega uno di loro – era in classe con me a Palazzolo. Sai cosa? Questa moto l'aveva appena comprata. E io ho paura che non sapesse guidarla ancora bene. Per me è stato tradito da cose che non conosceva ancora».
Sul posto arrivano i vigili del fuoco che tuttavia possono solo limitarsi a fascettare la strada e affrontare un'angosciante attesa. Quella del carro funebre, quella dei familiari, con il fratello che si vede la vita crollare in pochi attimi insieme alle sue gambe, mentre si accascia sulla ripa del terreno a fianco del quale è morta la metà della sua vita.
L'altro lato della strada è occupato da villette. I vicini hanno sentito la botta paurosa. Tra chi è uscito c'è stato chi ha avuto il coraggio di avvicinarsi e di provare a chiamare Alberto. Ma i vicini non hanno dubbi: «Alberto se n'è andato come il Sic – dice uno di loro -, è morto in un istante proprio come Marco Simoncelli. Quando abbiamo provato a chiamarlo ci siamo avvicinati e abbiamo capito che non c'era più nulla da fare».
Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Chiari e la Polizia locale di Castelcovati, nel tentativo di ricostruire la dinamica.

Chi era questo ragazzo dal viso di bimbo

La terza superiore, anche se in passato aveva perso un anno, era un traguardo da festeggiare. Così, ecco la moto. Un mito, un traguardo per molti (non tutti) i sedicenni. La scuola per Alberto era appena cominciata e senza troppi compiti e una giornata tanto bella, la voglia di correre in sella alla sua Ktm gli deve essere piovuta addosso irresistibile. 
Chi conosce Alberto lo descrive come un bravo ragazzo, prudente, per nulla sopra le righe. Il 18 novembre avrebbe compiuto 17 anni. Il suo papà, Norberto, è un geometra della Castelcovati orgogliosamente edile, di quelli che hanno vissuto i periodi ricchi e i periodi difficili come quelli degli ultimi anni, resistendovi con tanti sacrifici. La mamma, Angela Barboglio, ha cresciuto Alberto e il fratello Mirco (21 anni) con amorevoli attenzioni. Alberto era cugino del vice sindaco e assessore all'urbanistica Demis Nodari. Abitava al 77 di via Chiari. 
Le passioni di questo giovanissimo erano il calcio e la moto. Alla famiglia è arrivato commosso il cordoglio del sindaco Camilla Gritti: «Una tragedia che annienta di dolore tutta la comunità». 

 

 

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