Al Teatro Sociale sempre più presenze

Intervista a Mario Pontoglio
Ritratto di mavi

L’unione fa la forza, dice il noto proverbio ed è ciò che stanno dimostrando gli artisti del Teatro Sociale che, da tre anni a questa parte portano i palazzolesi a teatro, in un numero che mai prima d’ora si era visto. L’unione fa la forza dicevamo, perché, quattro anni fa, il Teatro Sociale fu affidato a tre artisti, Francesca Fabbrini, Marco Pedrazzetti e Mario Pontoglio che si erano presi il compito di risollevarne le sorti. Con il loro lavoro di squadra non hanno deluso le speranze che erano state riposte in loro, supportati in questa esperienza da altri due artisti come Martina Pilenga e Giulia Rossi, con cui hanno formato la “Compagnia Filodirame”. Mario Pontoglio, che è il direttore tecnico musicale della Compagnia ed il responsabile della comunicazione, ci ha concesso un’interessante intervista in cui ha raccontato se stesso e il suo lavoro. Eccola. 
Una domanda è d’obbligo Mario, come hai fatto ad entrare nel mondo del teatro? 
«Non è stata una scelta diretta – tiene a sottolineare Mario Pontoglio – non era un sogno da bambino, diciamo che sono stati un insieme di casi fortuiti che mi hanno portato a fare teatro. In particolare, io vengo dallo studio classico. Io vengo dagli studi classici, ho fatto liceo classico, ho fatto l’università nella facoltà Scienze della tecnologia musicale, perché fondamentalmente alla parte artistica la mia curiosità è sempre stata  nei confronti della musica e sono un chitarrista. Da lì ho pensato che i miei studi fossero andati in quella direzione: artistico musicale; non soltanto nello studio dello strumento, ma anche nello studio tecnologico e semiotico della musica, come andare a capire come è fatta la musica. Sulle modalità da far capire. Ho cominciato a frequentare delle Compagnie di teatro, che mi hanno fatto capire la parte tecnica e sono diventato tecnico audio luci. In teatro il tecnico troppo spesso è pensato come un operaio della parte tecnica, mentre in teatro hai una figura molto importante; perché audio e luci sono attori del teatro. Un giorno ho incontrato Marco Pedrazzetti,  abbiamo collaborato a diversi spettacoli. Dal 2000 siamo insieme. Grazie a Marco sono nate delle produzioni della nostra fantasia, aldilà delle Compagnie teatrali che abbiamo frequentato. Marco per la parte drammaturgica ed io per quella musicale. Quando abbiamo letto il bando del Teatro Sociale, ci si siamo detti “questo è il bando che fa per noi”, e così abbiamo iniziato lavorare per il Teatro». 
Voi siete conosciuti a livello nazionale e anche internazionale o no? 
«Sì! Siamo una compagnia giovane. Personalmente siamo una compagnia di esperienza. Siamo a contato con altre compagnie. Abbiamo fatto teatro sia a Padova, in diversi teatri, e a Milano, anche in provincia di Brescia, ma anche all’estero. La compagnia è giovane, il nostro sogno sarebbe quello di fare un linguaggio che ci permetterebbe di andare anche nelle scuole. Noi siamo una compagnia di produzione, non soltanto dei nostri spettacoli, ma anche della distribuzione. Diciamo che la nostra anima è duplice. Speriamo che con il tempo ci dia questa possibilità». 
Parliamo dei tempi odierni, avete iniziato a fare lo spettacolo lo scorso ottobre, come vanno le presenze? 
«C’è stato un inizio con il botto; poi il mese di gennaio c’è stato un lieve calo, anche perché dopo le feste natalizie la gente resta a casa. Abbiamo avuto successo: l’ultimo dell’anno con un centinaio di persone, tra famiglie e genitori, che hanno risposto alla nostra prima iniziativa. Siamo sicuramente soddisfatti di come stanno andando le nostre rappresentazioni. I nostri spettacoli non sono pensati solo ai bambini, ma anche alle famiglie. Siamo contenti e, ripeto, perché anche con il teatro dei ragazzi c’è sempre il pieno di pubblico. Cosa che dimostra che ciò che facciamo alla gente piace. In ​provincia si è meno portati ad andare al teatro rispetto alla città. Purtroppo a Palazzolo abbiamo in certe sere dovuto respingere indietro il pubblico, perché non c’era più posto. Questo ci gratifica». 
Facciamo un salto in avanti, il prossimo anno? 
«Caspita non abbiamo ancora finito questo! Il prossimo anno vedremo, non abbiamo ancora pensato al programma, ma qualcosa di nuovo sicuramente faremo». 
Personalmente, come vedi la tua figura all’interno della Compagnia? 
«Tutti sanno qual è il mio ruolo: sono responsabile tecnico, direttore musicale e via dicendo. Approfondisco la ragione tecnica in particolare, gli spettacoli che facciamo spesso e volentieri li facciamo alla ricerca delle modalità tecnologiche, utilizzo un software che permette ad un solo tecnico di fare un lavoro di diverse persone. In America è molto utilizzato, si chiama Qlab. Qua da noi è iniziato un corso, che è partito il 6 febbraio scorso per le tecnologie teatrali. Sarà un laboratorio di insegnamento per far conoscere come un tecnico gestisce una regia in Life teatrale, si impareranno a fare le luci e tutto il corredo del regista. Poi sarà l’alunno a ripetere quello che ha imparato. Abbiamo inserito anche il corso di origami per i ragazzi, che impareranno come si fa a piegare la carta geometricamente, con una tecnica giapponese che pochi conoscono».

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