Splende il monumento ai Caduti

Le parole di Lorena Agosti
Ritratto di mavi

La mattina del 23 giugno scorso i palazzolesi si sono stretti attorno al loro monumento, simbolo dei caduti della Prima Guerra Mondiale. 
Come tutti sapranno, questo monumento è il primo eretto in Italia e dedicato, proprio 100 anni fa, al conflitto scolpito dallo scultore Merlo di Torino. Ora è visibile agli occhi di tutti i palazzolesi, che finalmente lo possono ammirare. 
Fatto in pietra di Viggiù e restaurato dalla ditta veronese Massimo Tisato, che porta lo stesso nome dello scultore. 
Per il Comune hanno seguito i lavori gli ingegneri Rosella Fenaroli e Andrea Angoli, con il supporto esterno del geometra Stefano Barbò. La mattina dell’inaugurazione del restauro è iniziata con l’emissione dell’annullo postale dedicato al monumento, poi il corteo, che si snodato tra le vie Galignani, Gorini, piazzale Mazzini e via Rimembranze. 
In testa il gonfalone del Comune, seguito dal Corpo musicale cittadino, dalle autorità locali e da tutte le associazioni con i vari labari e bandiere. Ha fatto un certo effetto a tutti i partecipanti la visione del gagliardetto dei ragazzi del 1899, costudito nel museo “Ricordi di guerra”. 
La Santa Messa è stata officiata da Padre Riccardo. 
Al termine della celebrazione, si sono tenuti i vari discorsi delle autorità, dal sindaco Gianni  Zanni e dal presidente nazionale dei Fanti Gianni Stucchi. Tanta emozione e commozione per la presenza di 138 papaveri depositati ai piedi del monumento, idea avuta dall’industriale Mario Pedrali, per ricordare i caduti palazzolesi nel primo conflitto mondiale. 
Ecco la storia di questo monumento, partendo dalla sua posa, avvenuta cento anni fa, fino ad arrivare ai giorni nostri. 
Una storia che è stata letta in occasione dell’inaugurazione a tutti i presenti dalla signora Lorena Agosti. 
«Questo monumento, che noi oggi possiamo vedere finalmente restaurato, fu voluto dal comitato di preparazione civile ed economica sorto nella nostra città nel marzo 1915. 
Del comitato facevano parte oltre alla sezione palazzolese della Cri tutte le più importanti associazioni palazzolesi e lo stesso Comune di Palazzolo. 
I fondi vennero raccolti con una pubblica sottoscrizione cui contribuirono privati cittadini e industrie locali. Il monumento, opera della opera dello scultore Giovanni Merlo di Torino, è in marmo di Viggiù e misura 3 metri di altezza e 1,5 di larghezza, mentre il basamento e leoni sono in pietra di Sarnico. 
Rappresenta una vetta rocciosa dove sventola il vessillo d’Italia; un emblema intrecciato di fronte di quercia insieme a un elmetto, una spada e altri cimeli rappresentano la forza ed il valore dei nostri soldati. 
Sotto la croce vi è lo spazio per l’epigrafe: “Palazzolo ricorda i figli caduti per la patria – forti nella vita  epici nella morte – nella storia eterni”. 
Al centro due lapidi riportano i nomi dei soldati palazzolesi morti in battaglia o a causa delle ferite. 
Esso fu inaugurato in forma locale il 1° novembre del 1916, ma nella memoria popolare è rimasta la grande celebrazione del 23 giugno del 1918, che rappresentò l’inaugurazione ufficiale di fronte alle autorità civili, religiose e militari (erano presenti anche ufficiali inglesi e i francesi). 
Perché il 23 giugno? Perché il 23 giugno 1859 è un’altra data storica per Palazzolo: quella domenica infatti alla vigilia battaglia di S. Martino e Solferino, qui si incontravano Garibaldi e il Re Vittorio Emanuele II°, pertanto era l’occasione giusta per ricordare un altro sacrificio: quello dei caduti del Risorgimento. 
Quel giorno, i cittadini ​palazzolesi vennero inviati a concentrarsi nel grande piazzale che allora c’era di fronte alle case operaie. Lì alle ore 8,30 venne celebrata la Messa dal Vescovo castrense Monsignor Bartolomasi e poi alle 10 un lungo corteo pieno di bandiere e vessilli attraversò la città e dalla piazza risalì via Gorini per raggiungere il cimitero dove iniziarono le onoranze ai caduti. 
Intorno al monumento circondato da uno striscione con la scritta “Il sonno dei forti”. Si era già assiepata una grande folla e gli oratori raggiunsero a stento i posti loro assegnati. Preso la parola il Vescovo Bartolomasi che benedì il monumento e il cimitero di guerra, nel quale erano sepolte le salme di 54 soldati deceduti nei due ospedali di Palazzolo (tra i quali anche alcuni palazzolesi),i rappresentanti dei Mutilati di Guerra, il Prefetto di Brescia, il Generale Pagliarini e da ultimo avrebbe dovuto parlare il sindaco Antonio Sufflico, ma non ce la fece perché il dolore per la recente scomparsa dell’unico figlio in battaglia era ancora troppo viva. 
Al suo posto parlò Gianmarco Vezzoli, presidente del locale comitato Cri e figura di spicco tra i palazzolesi. Il Vezzoli esortò i presenti a fare un giuramento: “Popolo di Palazzolo, madri, spose dei nostri combattenti lontani, raccogliamoci su queste tombe e giuriamo che saremo degni del sangue da essi versato; giuriamo che a costo di qualsiasi sacrificio resisteremo. Ricordatevi, uscendo di qui, che la promessa fatta ai morti è cosa sacra e inviolabile. Giuriamo”. 
La cronaca della giornata, riassunta in un libro edito della Cri, racconta che alla cerimonia erano presenti alcuni mutilati e soldati ricoverati nel locale ospedale territoriale della Croce Rossa, che vennero riaccompagnati sino alla porta d’ingresso dell’ospedale da una folla inneggiante e plaudente. 
Nel pomeriggio vennero distribuiti i sussidi alle famiglie dei caduti, dei mutilati e degli invalidi di guerra. Oggi queste parole e la loro simbologia possono suonare retoriche e ridondanti, ma ricordiamoci che la Grande Guerra fu Guerra “totale” dove tutti i civili e militari partirono e furono trascinati  in un vortice di lutti e sofferenze. Oggi siamo qui soprattutto perché il ricordo di questi tragici avvenimenti ci faccia comprendere l’importanza e la necessità di difendere e conservare la pace tra i popoli».

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