Treno "bestiame" per il Vinitaly

Ferrovie: trasferta da dimenticare verso la capitale del vino
Ritratto di mavi

Lunedì nero per la viabilità ferroviaria dei bresciani. Ieri per centinaia di loro la trasferta a Vinitaly si è trasformata in una esperienza da dimenticare.
Il treno 2059 di Trenord, che doveva passare da Chiari alle 9.14, toccando poi le stazioni di Rovato, Desenzano, Peschiera del Garda e infine Verona si è trasformato in un carro bestiame. Il tutto nonostante fosse noto l'incremento di viaggiatori in vista della fiera.
Un'esperienza da incubo per pedoni e visitatori che in carrozza sono arrivati a raggiungere le 40 unità, a dispetto delle 23 disponibili a sedere.
La terribile esperienza dei bresciani inizia a Chiari: già qui in alcuni rinunciano a salire, poiché alle porte, una volta aperte, si presentano scene inaccettabili, con l'atrio di ingresso stipato da viaggiatori e bagagli. 


Chi insiste, riesce a entrare in carrozza e a stipare anche i corridoi che corrono tra le file di sedili. La situazione da Rovato in avanti è insostenibile. Il treno accumula minuti di ritardo, nella vana attesa che i viaggiatori riescano a salire sul convoglio. Intanto crescono rabbia e tensione. Le scene di sconforto sono evidenti a bordo di un treno non climatizzato, dove si diffonde il puzzo delle numerose toilette (per lo più guaste o prive di sapone, acqua e carta igienica), dove caldo e freddo si alternano, dove anche le prese per ricaricare il telefonino sembrano aggiungersi alla beffa, poiché non funzionano.
Le speranze dei viaggiatori sono tutte riservate all'arrivo a Brescia, dove molti viaggiatori potrebbero scendere. Un'altra beffa: in molti scendono ma ne salgono ancora di più. A Desenzano è il caos: diversi viaggiatori abbandonano l'idea di raggiungere Vinitaly e, dopo disperati tentativi di forzare la ressa agli accessi dell'interregionale, battono in ritirata.


Intanto a bordo si diffonde la paura tra i passeggeri per un crescente odore di olio bruciato. A queso si aggiunge il messaggio ben poco rassicurante dello speaker che giustifica il crescente ritardo per un intervento di forze dell'ordine a bordo del convoglio.
Il peggio lo si è raggiunto proprio a Desenzano e infine a Peschiera (Verona) dove l'isteria dei viaggiatori era evidente, con proteste e paradossali battibecchi tra chi era costretto a restare sulla banchina e chi aveva «conquistato» fortunosamente un posto sul convoglio. Il treno, che a Chiari arrivava con un ritardo di 20 minuti, ha moltiplicato la sua lentezza raggiungendo i 40 minuti di ritardo sulla tabella di marcia una volta arrivato a Verona Porta Nuova: la discesa dal treno una volta arrivati al capoluogo veneto è impressionante, tanto fitta è la folla che invade la banchina. Sono necessari almeno venti minuti prima di poter raggiungere l'uscita dello scalo.
Un lunedì nero per un sistema ferroviario che dovrebbe portarti nella culla del vino con mezzi avveniristici e che invece ai tanti turisti stranieri a bordo del treno ha presentato un'Italia che non vorremmo mai far conoscere.

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