Giorgio Filippini e l'intervista di 3 anni fa ai nostri microfoni

Il ricordo del direttore, suo ex allievo
Ritratto di Massimiliano Magli

Nelle scorse ore se n'è andato Giorgio Filippini, un secondo papà che mi ha cresciuto nella Leonessa Calcio quando frequentavo le scuole medie a 30 chilometri di distanza, a Roccafranca.
Ogni giorno papà caricava me e mio fratello e ci portava fino a Brescia. In alternativa, finivamo scuola e alle 13.30 correvamo per prendere la corriera di Franzoni che ci spediva a Brescia con un'interminabile ora di viaggio.
Giorgio è stato un grande educatore, affiancato dal fratello Gianni cui vanno le mie condoglianze. 
Un uomo che dimostrò come l'onestà e l'amore per i suoi ragazzi potevano ogni cosa: selezionava allenatori, faceva incontri di continuo alla stregua dei colloqui degli insegnanti per comprendere le problematiche del ragazzo di turno...


Era forse meglio di Don Bosco, ma non ci impedì di diventare calciatori. E alla Leonessa devo l'onore di essere stato selezionato dal Brescia Calcio per una parentesi che non dimenticherò mai: ricordo come fosse ieri il giorno in cui io e mio fratello, già miopi a 13 anni, eravamo a firmare al San Filippo con il terrore della fatidica domanda: diottrie?
Avevamo già le lenti a contatto e glissammo sulla risposta: che sciocchi, la vera risposta sarebbe arrivata sul campo del Brescia, con gli allenamenti a Campo Marte, le diete della Prima Squadra (1 bicchiere di vino rosso a pasto! ma noi avevamo 14 anni) e poi le interminabili preparazioni...
Fu un grande onore e un'occasione mancata, perché dopo l'età di 14 anni Leonessa chiudeva i battenti e consegnava ad altre squadre i propri gioielli. E Giorgio si sarebbe meritato altri due gemelli al Brescia Calcio dopo i fratelli Bonetti. Ma da noi, ahinoi, prevalse lo studio e anche qualche oggettiva difficoltà logistica con un papà eroe e autista che tuttavia aveva già 60 anni.
Rivedere Giorgio 3 anni fa (a 82 anni) agli impianti di via Cremona e ritrovarlo lì mi ha commosso, come se avessi scoperto che mio padre non fosse mai veramente morto.
Uno di quei sogni che preghi, una volta sveglio, possano essere veri. E lui dopo 30 anni era lì ancora come se nulla fosse.
Giorgio, mentre ero lì, mi ha raccontato cose che dava per scontate ma di cui io, bambino, non mi ero mai accorto: la Leonessa come squadra per mettere insieme gli ultimi ai ragazzi di famiglie in difficoltà, come pure al proletariato di periferia. E tutti, tutti, eravamo uguali.
Mentre 3 anni fa lo rividi, a un tratto arrivò un bimbo egiziano. Giorgio distolse lo sguardo da me e lo puntò su di lui con quella determinazione che aveva di tenere incatenati alla società Leonessa grandi e piccini: "Non vengo più perché mio papà è andato in Egitto dalla sua seconda moglie". 
"No aspetta - gli disse Giorgio - vediamo di sistemare con tua madre. A me serve un'ala come te. Tu vedrai che sistemiamo".
Tutto pur di tenerci lontano dalla strada!

IL COMMENTO DI EUGENIO GALLI (storico Direttore sportivo e calciatore del Chiari Calcio)

Orco cane che triste notizia Massimiliano.
Ho avuto modo di conoscere Giorgio (un mito!) grazie a Chicco Nova.
Era il 1973 e Nova smessa la carriera nell'Atalanta venne a Chiari a cimentarsi nella funzione di "mister" per passione.
Chicco abitava in zona Leonessa ed era amico di Giorgio, il quale da talent scout qual era gli "portò giu" quattro dei suoi "gnari", Labura, Inverardi, Boletti, e Agnesi.
Io ero il capitano un po' chioccia di quel Chiari e Nova da esperto marpione di spogliatoio mi presentò a Giorgio così: "se vanno bene al boss li prendo" strizzando l'occhio furbo.
"Mia pôra gnaro, chésti l'an che ê i ciápa l'vul"!
Ho rivisto parecchie volte Giorgio, e ogni volta mi ha ricordato con malcelato orgoglio; "ghêt vist gnaro che ghêre resù, Labura e Inverardi al Piacenza, Agnesi ala Virescit, e Boletti, al piö brao al ga preferìt fa l'aucát".

Questo era Giorgio Filippini, lui era la mitica Leonessa!
Lui era un grande uomo prima ancora che talent scout! 
La terra ti sia lieve Mito. 

LA REPLICA DI MASSIMILIANO MAGLI

Un bellissimo ricordo Gino il tuo, in un momento che ci sta mettendo di fronte alla meno umana delle situazioni, distante anni luce non solo da quel mondo, ma già dal mondo di un mese fa. Mi commuovo e mi dico al tempo stesso felice per essere riuscito a vedere mio figlio giocare con te e con quel mondo oratoriale che spiazzava (come lo ha fatto sempre Giorgio) il mondo del calcio senza etica. 
Felice perché ho unito quell'io ragazzino di 20 anni, cronista di sport al Chiari (regolarmente pronto a bruciare il primo tempo per le cronache, facendo affidamento su di te per recuperare i primi 45 minuti) con quel bambino che ha rivisto il Gino di suo papà pronto ad allenarlo con la determinazione di un grande allenatore ma con la protezione di un padre. 
State riguardati, voglio rivedervi tutti con Zachi.

IL SALUTO DI GINO GALLI 

Grazie per le belle parole, parole di un UOMO VERO, Zachi é davvero un bambino fortunato come lo sono io che ho la possibilità di trasmettere, (alla mia età!?!?) cio che altri prima di me, magari meglio di me, han fatto. Nova era uno di questi, un autentico maestro di vita prima ancora che "mister" capace, grazie a lui ho conosciuto Giorgio...il resto lo sai.
Giro quella che è la foto di quel 1973, Nova è il primo in piedi alla mia destra in veste di giocatore, alla mia sinistra Agnesi, Inverardi e Boletti, Labura é accosciato a destra con il pallone.
Ciao, un abbraccio a Zachi e... arrivederci a Settembre... speriamo!


 

(per dovere di cronaca e rispetto del diritto d'autore, ricordiamo al Giornale di Brescia che la foto utilizzata per Giorgio è della nostra redazione). 

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