Angelo, dalle tue opere che ho letto con piacere e coinvolgimento emerge una passione autentica per la scrittura. Quando e perché hai iniziato?
Rispondo con le parole del mio primo libro di poesie “Il fiore della speranza”: “per sentirmi meno solo quando, nel silenzio della mia casa, la paura per il domani si fa opprimente”. La scrittura è sempre stata una terapia, un modo per esprimermi. Non sono mai stato loquace. A tredici anni ho contratto la distrofia muscolare. Ho dovuto fare i conti anche con la malattia, imparare a conoscerla, accettarla in modo graduale. Ci ho convissuto, ma sapevo che avrebbe cominciato lei a dirigere l’orchestra. Ludmila, una signora moldava, mi assiste da tredici anni nella quotidianità.
Un operaio metalmeccanico poeta e scrittore, non è da tutti.
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