Macogna, arriva la diffida dalla Provincia

Per gli attivisti è ancora troppo poco
Ritratto di Deborah

Nuova puntata del caso Macogna, l’area che sorge fra i territori dei Comuni di Rovato, Berlingo, Cazzago e Travagliato ed era stata deputata dalla Provincia per accogliere 1,35 milioni di metri cubi di rifiuti inerti e speciali non pericolosi conferiti dalla società Drr di Buffalora.
La Provincia di Brescia ha infatti inviato una diffida alla società al continuare la sua attività di smaltimento di rifiuti, diffida arrivata sulla base della documentazione che riguarda l’inchiesta aperta dalla Procura sulle presunte violazioni nelle procedure di conferimento delle scorie di acciaieria. Dopo quanto accaduto in estate, con le analisi promosse dal gruppo di attivisti antidiscarica che avevano evidenziato la presenza di sostanze inquinanti oltre i limiti consentiti, con sforamento delle percentuali di molibdeno, bario e Tds, i solidi disciolti totali che resistono anche alla filtrazione dell’acqua, fino a tre volte superiori a quanto prescrive la legge. Le analisi successive effettuate dall’Arpa sui campioni avevano confermato le violazioni ed era arrivato anche il sequestro da parte della Procura dell’area interessata. Oltre ad inviare la diffida alla Drr, la Provincia ha affidato al Comune di Cazzago l’onere di predisporre un’ordinanza che imponga alla società la rimozione e il recupero e lo smaltimento dei rifiuti illegali conferiti alla Macogna.
La Drr avrà ora la possibilità di ricorre al Tar contro la decisione dell’ente o impugnare la diffida facendo un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.
La decisione della Provincia è stata accolta come un passo avanti, anche se il sindaco di Berlingo Cristina Bellini ha sottolineato che «dalla Provincia ci aspettavamo molto di più visto che in caso di pericolosità o dannosità dell’attività esercitata o nei casi di accertate violazioni del provvedimento stesso, l’autorizzazione provinciale all’impianto Drr prevede esplicitamente che il Broletto possa procedere non solo alla diffida, ma anche alla sospensione o alla revoca dell’autorizzazione». Proprio nella sospensione speravano gli attivisti del movimento antidiscarica, che dalla loro pagina Facebook contestano il fatto che l’ente abbia bloccato in conferimenti e ribadiscono che «la verità è che la Provincia ha semplicemente diffidato i titolari della discarica a non scaricare rifiuti non conformi all’autorizzazione a loro rilasciata».
Posizione confermata dallo stesso sindaco Bellini che ricorda che la diffida è «non a conferire i rifiuti in generale, ma solamente a farlo senza entrare in contrasto con le prescrizioni e le normative vigenti».
L’ultima notizia riguarda la decisione del Tar di anticipare al 23 marzo l’udienza di merito riguardo al ricorso contro la discarica presentato dai Comuni di Berlingo, Cazzago, Rovato e Travagliato, in cui si discuterà anche della perizia del Ctu Longoni per la valutazione sul rischio che causerebbe la discarica ai pozzi privati a uso potabile zootecnico presenti in zona e potenzialmente esposti alla migrazione di inquinanti in falda. 

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