Incontro sulla Beatificazione di don Elia Comini
Tra le tante iniziative promosse per celebrare questo Anno del Centenario della presenza salesiana a Chiari ci sarà anche un incontro dedicato alla Beatificazione di don Elia Comini, sacerdote salesiano ucciso nella strage di Marzabotto – Monte Sole (1° ottobre 1944).
Sarà ospitato sabato 24 gennaio nella chiesa di San Bernardino, in via Palazzolo 1, a partire dalle 20.30 e vedrà la partecipazione di don Pierluigi Cameroni Postulatore delle cause dei Santi per la Famiglia Salesiana.
Ad aprire la via alla Beatificazione di don Elia Comini l'autorizzazione arrivata il 18 dicembre 2024, da parte di Papa Francesco che durante l'udienza con il Cardinale Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, aveva autorizzato il Dicastero a promulgare il decreto riguardante “il martirio del Servo di Dio Elia Comini, Sacerdote professo della Società di San Francesco di Sales; nato il 7 maggio 1910 a Calvenzano di Vergato (Italia, Bologna) e ucciso, in odio alla Fede, a Pioppe di Salvaro (Italia, Bologna) il 1° ottobre 1944”.
Questo riconoscimento ha aperto la via alla Beatificazione di don Elia Comini, ucciso nella “strage di Marzabotto”.
Don Elia visse a Chiari ben 10 anni della sua vita religiosa e sacerdotale e ricevette l’ordinazione sacerdotale nel Duomo di Brescia il 16 marzo 1935 da Monsignor Tredici. Nato a Calvenzano il 7 maggio 1910, don Elia dopo l'ordinazione vive nelle case salesiane a Chiari (fino al 1941) e a Treviglio (dal 1941 al 1944), dove si distingue come bravo docente di materie umanistiche e sicuro riferimento per tanti giovani che vedono in lui un modello. D’estate, d’accordo con i superiori, don Comini rientra per alcuni periodi a Salvaro, sull’Appennino bolognese per aiutare la mamma. Qui aiuta nella pastorale lo stesso Mons. Fidenzio Mellini.
Il viaggio impegna don Elia Comini anche nella difficilissima estate del 1944. Egli arriva a Salvaro il 24 giugno e vi resta per poco più di tre mesi, sino alla morte, dove soccorre la popolazione nella concretezza delle sue molteplici esigenze dettate dal tempo di guerra e media, tra gli opposti fronti: popolazione, partigiani e tedeschi della Wehrmacht che stazionano in canonica per un mese (1° agosto – 1° settembre 1944).
Così avvenne il suo martirio, come spiegato nella causa di beatificazione: «Il 29 settembre 1944 mattina, don Elia Comini accorre con padre Martino Capelli verso la “Creda”, un abitato dove le SS di un battaglione della Sedicesima Divisione Corazzata avevano appena perpetrato un eccidio: stola, oli santi e teca con alcune particole eucaristiche lo identificano chiaramente come sacerdote, nell’esercizio del suo ministero di conforto degli agonizzanti. Catturato, spogliato delle insegne sacerdotali, usato come “bestia” da soma nel trasporto delle munizioni, don Elia vive quel giorno una intensa passione, certo obbligato ad assistere alle “più raccapriccianti violenze”. Tradotto a sera nella “casa dei birocciai” a Pioppe di Salvaro, vi vive due intensi giorni, persuaso sin dall’inizio di essere destinato a morire (“a far la carità se ne paga la pena”) e nondimeno vicino ai prigionieri, pronto sempre a confortare, soccorrere, infine assolvere. Falliscono le differenti mediazioni con cui si tenta di salvarlo, mentre egli intercede per tutti e sollecita i pochi accorsi ad appellarsi all’Arcivescovo di Bologna. Alla sera del 1° ottobre 1944 viene ucciso nel gruppo degli “inabili” (innocenti rispetto a qualsivoglia compromissione) – nonostante egli fosse giovane e abile al lavoro – presso la Botte della canapiera di Pioppe di Salvaro, al termine di una surreale liturgia in cui le SS avevano fatto sfilare i prigionieri su una passerella prima di falciarli con le mitragliatrici: egli, intonando le Litanie e gridando infine “Pietà!”, l’aveva trasformata in un avanzare orante verso il Cielo. Poco prima della morte, un tedesco si è affermato ne abbia colpito violentemente le mani e il suo breviario cadde tra i corpi dei già uccisi, nell’invaso.
Nell’impossibilità di recuperare le salme, verranno successivamente aperte le griglie e l’impetuosa corrente del fiume Reno trasporterà via per sempre quei poveri resti, già consumati e divenuti “terra”. Negli istanti dell’esecuzione, il corpo di don Elia Comini aveva protetto Pio Borgia, uno dei soli tre scampati all’eccidio della “Botte” e testimone decisivo dei fatti».















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