Alumec, l'azienda respinge il piano

Per 109 dipendenti la situazione si fa seria
Ritratto di Redazione

Dopo la Fausta, con 24 dipendenti a Rudiano, dopo la Zucchi con 68 addetti a Urago d'Oglio, ora sembra toccare (e speriamo sia solo una eventualità) ai 109 dell'Alumec. Si aprono scenari difficili per la vicenda Alu-M.e.c. di Rudiano. Dopo una settimana a dir poco tesa, ieri il curatore fallimentare Giovanni Rizzardi ha ricevuto da Adriano Scalvini una comunicazione che ha gelato le speranze dei lavoratori.
Alumec srl, mediante il titolare Adriano Scalvini, ritira infatti l'offerta relativamente all'acquisizione dell'azienda storica, poiché non sussistono a duo dire le condizioni per continuare l'attività produttiva.
Scalvini aveva messo sul tavolo delle trattative la richiesta di un'adesione totale dei dipendenti all'accordo sui diritti individuali. Un aspetto che non era piaciuto alla Fiom con Paolo Franzoni che aveva parlato di «un atteggiamento in violazione del diritto del lavoro, andando a togliere diritti già acquisiti dai lavoratori che nel passaggio di consegna di un'azienda dovevano essere rispettati in toto». La Uilm, invece, con Martino Amadio, si era detta a favore della firma, mentre Fimsic, con Alessandro Conti, ha mantenuto una posizione interlocutoria, confidando tuttavia «in uno sforzo di buon senso della proprietà».
Con la decisione di Scalvini al curatore non resta che riprendersi nuovamente in mano l'azienda attualmente affittata da Alumec srl. I termini di tale consegna, che di fatto significano un congelamento pressoché completo dell'attività, dovrebbero concretizzarsi a settembre: da qui in poi per i dipendenti si aprirebbe la fase peggiore degli ultimi tre anni e anche la meno incoraggiante.
Evidentemente, dunque, i paletti fissati all'inizio della trattativa non erano aggirabili secondo la proprietà, che non ha atteso un attimo nel comunicare la propria decisione al curatore.
Ad aver pesato nelle valutazioni della proprietà è la firma di 64 dipendenti contro i 109 relativamente agli accordi individuali richiesti dalla società.
Si chiude dunque decisamente male una settimana a corrente alternata, che aveva visto sindacati e lavoratori con il fiato sospeso in attesa del termine di mezzanotte tra il 21 e il 22 luglio fissato dalla proprietà per comprendere quanti addetti convenissero con le condizioni poste.

 

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