Ciao Angel Barber!

Abbassa la serranda un’istituzione dopo 49 anni di lavoro. Il 2017 vede a riposo Angelo Locatelli, rudianese in terra bergamasca
Ritratto di mavi

Quando aprì bottega la conquista della Luna non era ancora avvenuta, ma in quell'anno vide esplodere la protesta di milioni di lavoratori e studenti di tutto il mondo. Shampoo, taglio e piega nella sua bottega costavano 900 lire e la vita era, parole sue, decisamente più facile per tutti. Con il 2017 il rudianese Angelo Locatelli, 66 anni, abbasserà per sempre la serranda del suo salone di barberia. L'aveva aperto nel 1968, l'avrebbe voluto chiudere (per scherzo) con la pensione arrivata pochi anni fa, e invece si è trovato costretto dalla scadenza del contratto a lasciare per davvero, vista l'intenzione del proprietario di fare altro tra quei muri.
Già, perché per Angelo questo lavoro era un mix di vita, di svago e solo in ultimo di cassetto per arrotondare.
Una notizia che ha sorpreso, e anche un po' commosso, i tantissimi uomini, e anche tanti bambini, che hanno frequentato questo salone poco oltre il ponte sull'Oglio, in territorio di Pumenengo.
Qui per quasi 50 anni si è recato ogni giorno «Angel»: un barbiere vecchia maniera, di quelli che con 10 euro ti regalavano un taglio da maestro, quale era lui. Nessuno ci crede, ma di riaprire altrove Angelo non ne vuole sapere: troppi costi e troppi sacrifici comporterebbe una nuova sede.
«Lascio un lavoro splendido – ha detto – pieno di vita e di tanti amici ogni giorno. Lo devo anche a mia moglie che mi ha seguito nella contabilità e nella burocrazia di chiunque abbia una partita iva.
Ora è il momento di smettere. Tra i miei clienti illustri?».
Fa una battuta e cita un calciatore locale, ma con lo sguardo è altrove: sta curando le basette di un cliente.
Ecco, forse il cliente di tutti i giorni ha rappresentato il vero ospite illustre di questo salone. A Locatelli arrivano anche i saluti e le congratulazioni della vice sindaco Sara Oliari e del sindaco Alfredo Bonetti (originario proprio di Pumenengo, la bottega della moglie confinava con quella del barbiere) orgogliosi per il prezioso traguardo raggiunto. «Quando era piccola – spiega Oliari – accompagnavo papà a farsi i capelli e ne approfittavo per giocare nella bottega il Prato a fianco del negozio.
Vendeva abbigliamento per bambini e le nostre famiglie erano amiche. Il negozio era infatti gestito dalla moglie dell'attuale sindaco di Rudiano Alfredo Bonetti, originario di Pumenengo».
Sarà un caso ma quando ci rechiamo a rubare letteralmente una foto ad Angelo (che non ne vuole sapere di farsi fotografare e raccontare) troviamo proprio il papà di Sara Oliari: «Tanti anni fa quando vidi un barbiere uscire da Angelo – spiega – mi dissi: 'Se un barbiere ha scelto un altro barbiere per farsi fare i capelli, vuol dire che è davvero in gamba'. Da allora non l'ho più cambiato e adesso non so più dove andare a farmi curare la chioma». A fianco l'osteria compagna di sempre, per giocare a briscola e aggiornare gli amici sulle notizie della sua personale redazione: chissà che non finiranno lì i simboli della sua bottega, un quadro della Juventus e la caricatura inconfondibile del suo volto. Anche se la bisca Angelo se la gioca in tutte le osterie di Pumenengo.
Le stesse da cui proveniva, offerto da amici e clienti, quel bicchiere di bianco o di bianco sporco Campari che trovavi sul suo davanzale vista strada, a fianco della radiolina (quanto gli piace Radio24!)
Chi scrive, ha scoperto Angelo per un altro motivo: perché amo Pumenengo e l'oltre Oglio, semplicemente perché varcando un ponte è come andare in vacanza. Cambia radicalmente tutto. E quando scoprii quella targa antica (Barbiere) e vidi attraverso le finestrelle una storia che arrivava da decenni fa mi dissi: «Entriamo».
L'ho scoperto troppo tardi, poiché otto anni sono troppo pochi, per trovarsi in un posto dove non c'è soluzione di continuità tra la barberia, l'osteria, gli amici di sempre e quelli appena arrivati. Perché non esiste più un posto così, dove la notte in realtà non c'era nessuna serranda da abbassare ma una porticina esposta al vento e a un paio di chiavi che tanto assomigliavano a quelle di un motorino Ciao.

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