Il sindaco: "Ci stanno distruggendo il castello"

Appello al tribunale: "il curatore salvi questo gioiello"
Ritratto di Massimiliano Magli

Dito puntato contro la giustizia fallimentare da parte del sindaco di Urago d'Oglio Antonella Podavitte, che ieri mattina ha fatto il punto dopo la caduta di un altra importante parte del castello di Urago, avvenuta giovedì sera verso le 23, in via Stretta.

Ieri mattina, alla luce del sole, si è avuta la netta stima del danno subito dall'edificio Quattrocentesco. Un'intera copertura sul lato est è finita al suolo, invadendo anche la via pubblica, senza fortunatamente fare feriti. «E' una vergogna – tuona il primo cittadino – perché i vigili del fuoco di Chiari mi hanno comunicato che con un crollo così importante ora anche le mura potrebbero non resistere e crollare. Parliamo del bene architettonico più importante del paese. Ad agosto 2012 avevo diffidato i proprietari, ordinando la messa in sicurezza, ma da allora non è avvenuto più nulla. Inutile dire che siamo con le mani legate».

Il castello ha tre proprietà, quella interessata dal crollo è purtroppo oggetto di un fallimento della ditta Immobiliare Iris ed è in mano al curatore. «Sono andata ripetutamente dalla Soprintendenza ma non può fare alcunché: nessuno paga il castello di un privato. Chiediamo che il curatore si sbrighi e disposta con i fondi residui il restauro o che ce lo ceda. A quel punto, determinati come siamo, un finanziamento andremo a cercarcelo a Roma».
Il problema è ovviamente anche quello dell'incolumità dei passanti. Per ora la strada resta transennata, «ma – fa sapere il sindaco – vi sono alcuni accessi privati su via Stretta, che devono essere garantiti. Non posso togliere la casa o i garage a privati. E tuttavia c'è il serio rischio di un altro crollo».

L'appello del sindaco è alla curatele fallimentare che segue il caso Iris: «Fate presto, se accade qualcosa poi la responsabilità la danno al sindaco mentre qui è tutto in mano a un curatore».
Un secondo crollo era avvenuto nell'agosto del 2012 quando una parte più a ovest, rispetto all'attuale, franò letteralmente al suolo: le mura sono infatti in ciottoli di fiume e la mancanza di un restauro sta rendendo sempre meno salda la tenuta delle malte rudimentali utilizzate per questo patrimonio tanto prezioso.

 

 

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