La Caalchìna e le donne della NK
A volte ci capitano tra le mani immagini che vorremmo fermarci a osservarle per ore.
Una di queste è la cartolina che vi presentiamo in questo numero.
Probabilmente questo scatto risale alla prima metà degli anni Venti.
Possiamo identificare fino ad un certo punto via Sala.
Fino ad un certo punto perché ci sono elementi che potrebbero tradire la nostra sicurezza visiva , come ad esempio quel palazzo a sinistra della fotografia.
Palazzo che fatichiamo a inserire nella nostra visione quotidiana tanto non siamo abituati a collocarlo nelle pertinenze della NK (infatti da lì a poco verrà abbattuto).
Questa zona è conosciuta da tutti e clarensi come "CAALCHÌNA" o Cavalchina.
Ma da dove proviene questo famoso termine?
Voce di popolo colloca in questa zona una specie di balera o salone da ballo.
Si potrebbe ipotizzare che in questo luogo venissero svolti balli in maschera in certi periodi dell'anno; balli chiamati "Cavalchina" già dai primi dell'Ottocento.
Da aggiungere a riguardo che, questo tipo di ballo è uno degli eventi mondani più esclusivi di Venezia.
Ma questa è solamente un'ipotesi e per ora lasciamola come tale.
Qualcosa di più veritiero e concreto invece ce lo accenna Giovanni Battista Rota , illustre Prevosto clarense e Vescovo di Lodi poi.
Nelle sue memorie (Memorie di Chiari 1856-1889 a cura di Fausto Formenti, pag.228 COMPAGNIA DELLA STAMPA Masserdotti-Rodella editori) scrive: ..."aprile 1881 La ditta Schmid e Niggeler acquisitrice dello stabilimento CAVALCHINA, sta riducendolo in cotonificio.
Deviazione del vaso della Vecchia (seriola) per animare le turbine: aggiunta di edificii : Pel settembre sarà aperto."
Il Rota con questo suo appunto ci illustra che lo stabilimento CAVALCHINA esisteva prima della venuta della storica NK.
Mino Facchetti, ex Sindaco di Chiari e noto ricercatore storico locale ci fornisce altri dettagli riguardo a questo termine.
Nel libro "Storia di Strade Storie di Strada vie, vicoli e piazze di Chiari (GAM editrice) a pagina 159 ci svela: ..." Sulla parola 'Cavalchina' si sono fatte molte supposizioni.
Il toponimo, diffuso in altre provincie lombarde, sembra genericamente derivare dalla presenza di un maneggio di cavalli.
In un diario sacro del 1921 si legge:’Tra breve, si spera, verrà costruito il naviglio che dalla bocchi del Po e Mantova passando nei paraggi della Cavalchina, ascenderà sono a Torino‘.
Altri sostengono che quando nel 1875 gli svizzeri Schmidt e Niggeler aprirono in quel lembo di terra , a mezzodì del centro, uno stabilimento per la filatura e la tessitura, scelsero quel luogo per poter sfruttare al meglio la forza motrice di una cascata della Vetra, che scorreva tre o quattro metri sotto il piano campagna e collocarono allo stesso livello anche la platea del nuovo stabilimento. L'accesso da Contrada del Maglio, com'era chiamata allora via Buffoli, era quindi in forte pendenza. Si doveva insomma SCAALCÀ LA CHINA. CAALCHÌNA, appunto!".
Ma che dire del soggetto principale della cartolina?
Le donne della NK.
Operaie che stanno uscendo dal cotonificio Niggler & Küppfer di via Sala.
Donne forti che guadagnano la loro giornata in un cotonificio che dà lavoro a molte operaie clarensi.
La poetiticità di questa bellissima cartolina sta nell'amore che le figlie di queste donne manifestano alle loro madri, alle loro parenti aspettandole all'uscita del loro turno di lavoro.
In ogni caso, la CAALCHÌNA e tutta la vita che le ha gravitato attorno, hanno segnato un periodo importante dell'industrializzazione clarense.
Guardando questa cartolina tutta Clarense, proviamo ad accompagnare col pensiero verso le loro case queste donne dopo la loro lunga giornata lavorativa.
Magari, chi lo sà, tra queste potevano esserci le nostre bisnonne, le nostre nonne.
Proviamo a sentirci per pochi attimi loro parenti. Facendo ciò dovremmo riuscire a visionare questo scatto con un calore umano derivante dalle emozioni e dall'amore.
Un grazie particolare a GP. Gozzini per aver concesso questa preziosa immagine.















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