Biogas, disposto sequestro preventivo da 807mila

La reazione di sindaco e cittadini
Ritratto di roberto parolari

Per Chiari il secondo sequestro di un impianto a biogas avvenuto martedì dopo quello di febbraio, con l'intervento di Forestale dei carabinieri, Direzione antimafia e Arpa potrebbe significare un déjà-vu pauroso in fatto di inquinamento. L'ipotesi di reato con 144 tonnellate di liquami rappresenta un incubo per la salute della città, già oggetto di gravi superi dei livelli di azoto in falda. Il supero delle soglie di legge aveva spinto il Comune a intervenire già dieci anni fa con l'autorità idrica per realizzare un secondo pozzo di oltre 90 metri al Santellone. La tecnica? Quella della miscelazione con il pozzo esistente così da diluire l'azoto presente in acqua. 
Il sindaco Gabriele Zotti è intervenuto sui social dopo il secondo sequestro sul suo territorio: «Gli impianti di biogas rappresentano una grande opportunità di reddito e sostenibilità per gli agricoltori, a patto che vengano gestiti nel pieno rispetto delle regole ambientali, di sicurezza, di alimentazione dell'impianto e gestione dei reflui. Se le indagini dei Carabinieri Forestali dovessero confermare la non conformità alle norme, ne sarei profondamente rammaricato».
Dopo le reazioni di Roccafranca, che con il Gruppo Ambiente aveva segnalato «odori nauseabondi da troppi giorni», anche Urago d'Oglio si è attivata con un post di segnalazione al sindaco di Chiari: «Sono cinque anni – scrive Nicoletta Belloli – che il nostro paese ha ricevuto sversamenti paurosi. Mi auguro che tutto questo non avvenga più». I sospetti più che fondati è che ormai i liquami non trovino sfogo e vengano sversati in modo selvaggio ovunque. 
Una vicenda tanto preoccupante aveva già riguardato quasi vent'anni fa gli inquinanti di origine industriale per metalli pesanti con una prima mappatura che vide il carotaggio del prato della scuola elementare Turla per scoprire che vi erano inquinanti di prima classe su tutta l'area. La bonifica per il Comune fu costosissima: 300 mila euro il costo per bonificare poche centinaia di metri. Da allora non avvennero altri prelievi. Ma la magistratura potrebbe imporre all'ente o ai proprietari terrieri prelievi e relative bonifiche. Ma in questo caso i prelievi potrebbero essere coordinati anche con la verifica delle falde con costi e sorprese che potrebbero essere enormi. In questo senso il consigliere di minoranza Domenico Codoni con Chiari Virtuosa, che da amministratore di maggioranza aveva vissuto l'arrivo dei biogas, ha sollecitato le autorità a intervenire con verifiche anche nelle falde. 
Agronomi che stanno seguendo alcune aziende dell'Ovest Bresciano: «Speriamo che non si trovino pure metalli pesanti o l'agricoltura e l'allevamento andranno in tilt e la salute dei cittadini sarà un bel problema». E perché non sono stati fermati o verificati adeguatamente prima certi contesti? «Perché ci si accontentava di normative lacunose ed invece è la prima volta – spiega uno dei tecnici agronomi – che viene scoperchiato un sistema tanto complesso e pericoloso, se la magistratura lo confermasse. Noi stessi non vorremmo lavorare per aziende che avvelenano anziché nutrire». 
Il magistrato ha disposto altresì un sequestro preventivo per complessivi 807 mila euro alle famiglie Gibellini, Bertoli e Chiari.

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