Premio Enriquez a Marta Ossoli

Da Urago ad Ancona sognando Sorrentino: «La Melato sempre nel mio cuore»
Ritratto di Massimiliano Magli

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Marta Ossoli, 29 anni, si è aggiudicata il Premio Nazionale Franco Enriquez. Per la giovane attrice di Urago d'Oglio, l'annuncio è arrivato pochi giorni fa dalla Città di Sirolo (Ancona) dove il 30 agosto, alle 21, si svolgerà la cerimonia ufficiale per la consegna dei premi. Appuntamento al Teatro Cortesi.
La tredicesima edizione del Premio ha premiato l'uraghese per la categoria Teatro Contemporaneo (sezione Giovani Grandi interpreti).
A fulminare la giuria è stata la sua interpretazione nella Cleopatràs di Giovanni Testori (regia di Mino Manni). Un premio che ha commosso Marta, che in questo periodo è impegnata con un ciclo molto apprezzato di letture itineranti dei Promessi Sposi.
«Cleopatràs», con «Erodiàs» e «Mater Strangosciàs», fa parte dei «Tre Lai», fatica pubblicata postuma di Testori. La sua Cleopatra è una prostituta di basso profilo, ma con tutta la dignità emotiva di ogni donna: piange disperata la perdita del suo amante Tunias, sullo sfondo di una Brianza tutta di «topoi» testoriani.
Marta è emersa con un lavoro verbalmente impegnativo, barocco, meticciato di dialetti, latinorum, spagnolismI e francesismi: parole e stilemi che assecondano il passo di genere dell'opera, ora tragica ora comica.
«Mettere in scena la decadenza – ha spiegato Marta - è anzitutto un modo per prenderne coscienza. Lo spettacolo è nato nel 2015 in occasione di un Bando per Ex Allievi della mia Accademia (Accademia dei Filodrammatici di Milano) ed è stato totalmente autoprodotto partendo da zero.
Appena ho letto il testo mi sono subito innamorata del linguaggio vivo e carnale di Testori e della forza poetica e trasgressiva della sua Cleopatra. Ho chiesto quindi a Mino Manni, attore talentuosissimo e di grande esperienza che in questo caso ha debuttato come regista, di dirigermi in questo monologo e subito ci siamo trovati d'accordo sul tipo di impronta da dare allo spettacolo e su come far emergere il mondo testoriano dal profondo abisso di significati e di suggestioni che porta con sé».
Alla base c'è un'ispirazione tutta manzoniana: dare voce agli ultimi. «Sono loro – spiega Marta – che mi interessano, come pure i vinti, coloro la cui sofferenza ci può dire tanto delle nostre vite e che possono farlo proprio perché non hanno nulla da perdere. Testori mette in scena tutta la profondità tragica di un amore perduto, trasformando la regina egiziana nell'ultima delle donne di paese, tanto indecente quanto sofferente».
Come è nata la passione per il teatro di Marta?
«Da piccola – racconta -. Credo che tutto sia nato dal mio gusto per il trasformismo: mi ha sempre intrigato la possibilità di cambiare identità, di potermi stravolgere con l'aiuto di trucco, costumi e acconciature che spesso mi sono confezionata da sola».
Il vero e proprio debutto sulla scena è avvenuto in prima liceo interpretando Ermia nel 'Sogno di una notte di mezza estate' col gruppo di teatro diretto da Giorgo Locatelli. Poi la laurea in filosofia e infine la selezione alla Filodrammatici da cui è uscita nel 2011.
Il sogno? «Lavorare con Paolo Sorrentino». L'idolo? «Mariangela Melato è una fonte di ispirazione costante». Marta è stata anche testimonial di spot tv con marchi come Opel, Sky e Mikado.

 

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