Rifiuti, bega infinita
Finale già visto per il Consiglio comunale in tema di referendum. Anche lunedì 27 aprile minoranza e maggioranza a Chiari si sono scornate finendo per non trovare un accordo sulla regolamentazione della consultazione popolare. Alla fine la minoranza ha lasciato l'aula per protesta ed è stata approvata una serie di modifiche allo statuto comunale così da sanare le discrepanze rispetto al regolamento di attuazione.
In particolare è stato varato un regolamento ad hoc per la consultazione popolare che il comitato «Differenziamoci dal porta a porta» ha chiesto con oltre mille firme raccolte.
La differenza sostanziale tra regolamento e statuto riguardava in particolare l'obbligo per il Consiglio di prendere atto della richiesta di referendum (secondo statuto) e invece la facoltà di respingerlo ad opere del consiglio stesso secondo il regolamento.
L'approvazione rimette di fatto sotto il controllo consiliare l'ok alla consultazione, nonché la sua indizione tramite una commissione tecnica «di cui – ha detto la segretaria Maria Lamari – in precedenza non era indicato né il numero di componenti né la loro natura».
Fabiano Navoni, consigliere per Forza Italia, ha parlato a nome della minoranza: «Questo per noi è un gesto di profonda anti-democrazia da parte della maggioranza che di fatto ci nega la possibilità di andare al voto consultivo sul porta a porta voluto dalla Giunta».
Il sindaco Massimo Vizzardi ha replicato: «Abbiamo sempre manifestato la massima disponibilità a cambiare insieme regole lacunose ed eravamo disposti a discutere purché senza atteggiamenti arroganti né uscite dalla sala consiliare che riteniamo poco costruttive».















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