Straniero, quella parola che la Bibbia conserva
E’ il primo giorno di Avvento. La Città, una qualsiasi città italiana, Chiari, si veste di Natale, si illumina di un primo improbabile abbozzo di consumismo, in definitiva cerca di lasciare alle spalle ciò che il mondo ci sta drammaticamente raccontando.
Nella parrocchia più grande della provincia si mette mano al lucido per i banchi del Duomo, ai nuovi paramenti per la festa delle feste cristiane, si tenta di recuperare il recuperabile per una comunità che si interroga confusa, spaesata e spaventata per cosa possano significare ancora parole come “tolleranza”, “accoglienza”, “porte aperte”... per come continuare a praticarle, su quali ne siano i confini, ammesso che esistano.
Quelle stesse parole che il papa usa proprio dopo la mattanza civile di Parigi, una mattanza che oggi rischia di diventare la Sarajevo di una guerra che non ci aspettavamo, totale come non ci aspettavamo, mondiale come non ci aspettavamo, dentro di noi come il peggiore dei tumori.
Anche in via Isidoro Clario c’è una famiglia che sparge farina bianca sulla nicchia del porta tv. Una lampadina rossa sbuca nella tettoia della stalla su una cuna ancora vuota a immortalare il senso dell’avvento, oggi più che mai il senso di un’assenza. La storia avanza, silenziosa come il sonno di un bimbo in una stanza dimenticata: fragorosa come l’abbandono... non perdona, fragorosa come l’ignoranza... non perdona: la storia, la grande Storia - quella che può essere solo a posteriori, quella della frittata ormai fatta - torna sempre in cattedra. E anche oggi insegna... Insegna anzitutto a una comunità europea che ha dimenticato il senso stesso di comunità per interessi spregevoli e disumani, che ci ha fatto credere come innaturali le frontiere e persino le tradizioni. Questa classe di governo, assieme a un popolo paurosamente ignorante e connivente, ha contribuito a cancellare con e senza bombe il senso delle nazioni, il senso dell’accoglienza (che come tale deve presupporre frontiere e riconoscenza), il senso del rispetto da pretendere e della civiltà da insegnare. L’Europa che semina povertà tra i propri paesi, nessuna civiltà negli altri per poi accogliere interi fiumi di disperazione da essa creati o in larga parte fomentati. L’Europa che si avvia allo smantellamento identitario, come pure alla cancellazione di ogni sistema sociale, dal previdenziale all’istruzione, passando per la sanità... L’Europa che affama e comanda con il peggiore dei fini. Quella stessa Europa che per egoismo si è aperta alla Cina dello schiavismo, smantellando la più grande storia economica dell’era Moderna, per poi rinunciare in nome di una presunta globalizzazione agli strumenti primari di controllo dei fattori macro-economici. E’ l’Europa dove diventano facili estremismi e populismi.
Dopo questa lunga e barbosa pippa, qualcuno tra gli studenti si alzò e cominciò a sparare, mentre della Bibbia citata alla lavagna il bidello si affrettò a cancellare la fatidica parola («straniero») e con essa il senso di ospitalità, generosità e riconoscenza in nome di un qualunquismo morale che conduce alla dissipazione di enormi valori cristiani per troppo poco tempo praticati, sin troppo a lungo predicati. «Amate dunque lo straniero, perché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto»... Già, stranieri. Una parola che stranamente imbarazza più di certi kalashnikov.













Navigazione Lago d'Iseo: dal 15 giugno entra in vigore i nuovi orari estivi
Carabinieri smantellano traffico di droga
Il 13 giugno il via alla rassegna “Un’Estate tra Vigneti e Cantine”
Nasce l'orto didattico della scuola dell'infanzia di Mairano