Addio al «papà» di Mina

Si è spento Vittorio Buffoli, maestro
Ritratto di Massimiliano Magli
Buffoli con Mina

Ultimo saluto nella chiesa di S. Maria Maggiore a Chiari il primo settembre per Vittorio Buffoli, scomparso giovedì 30 agosto a 93 anni. Il «papà» di Mina, autore e direttore artistico per tanti suoi successi, come pure per Celentano e Nicola Arigliano, è stato salutato in una delle sue ultime omelie funebri da monsignor Rosario Verzeletti, che tra pochi giorni lascerà per limiti di età. 
A salutarlo la compagna di sempre, la moglie Luciana Margariti, e i figli Lorenzo e Maria. 
Mina, la grande attesa, è rimasta come sempre la grande attesa, attenendosi a un copione scelto da anni di riservatezza profonda. Un contatto con la famiglia c’è comunque stato grazie al figlio di Mina Massimiliano Pani, a cui i Buffoli hanno inviato la comunicazione del lutto. 
Il vangelo di Giovanni («non sia turbato il vostro cuore, io sono la via, la verità e la vita») ha benedetto per l’ultima volta la bara collocata sotto l’altare. Quindi l’omelia di Verzeletti: «Il dolore è parte essenziale della vita, innegabile. Non deve preoccupare né sorprendere, ma deve essere accolto senza rifuggire lacrime e sofferenza. E’ il sentimento che conferma la bellezza delle persone che se ne sono andate». 
Infine, un saluto anche dal Comune, con il presidente del Consiglio comunale Alessandro Gozzini, che ha ricordato la grandezza di questo artista.

L’intervista a moglie e biografo 


«Mina? E’ diventata grande grazie a lui. E’ una grandissima artista, ma come tutte ha avuto bisogno di un humus in cui far attecchire il suo talento. Mio marito è stato quella suggestione che l’ha fatta diventare grande». 
Esordisce così Luciana Margariti moglie di Vittorio Buffoli, musicista, paroliere, compositore, scomparso giovedì pomeriggio nella sua casa, in piazza Rocca a Chiari. Quella Chiari lontana centinaia di chilometri da Roma, Milano, Parigi, Torino dove si esibiva Buffoli... quella Chiari che fino a 93 anni ha continuato ad amare e desiderare, persino come suo luogo di morte. Quella Chiari di Buffoli che è in definitiva più lontana di Roma. Già, perché domani i funerali di questo grande pianista, compositore e autore porteranno tanti interrogativi tra i clarensi tanto è stata ignorata la sua figura, al punto da essere quasi sconosciuta. 
Il dramma va in scena l’1 settembre, come direbbe lui con l’arguzia che lo contraddistingueva, alle 16, nella chiesa di Santa Maria Maggiore, dove lo accompagneranno anche i figli Lorenzo e Maria che lo hanno affiancato sino all’ultimo. 
La presenza di Mina a Chiari è un ipotesi remota, ma non da escludere. «Abbiamo inviato – spiega Luciana – un messaggio al figlio di Mina Massimiliano Pani, pregandolo di comunicare alla madre il nostro lutto. Siamo certi che, anche se non fisicamente, con il cuore sarà tra di noi, perché Mina ha voluto molto bene a Vittorio». 
La storia di questo grande musicista, che ha lavorato anche ai primi anni di Celentano e Lucio Dalla, la conosce molto bene lo storico Guerino Lorini, l’unico che si è ricordato e ha onorato la memoria di questo compositore al punto da dedicargli un libro biografia nel 2011. «Qui a Chiari avevamo un talento enorme – spiega Lorini – una personalità culturale che da sola valeva un museo. Ha dato vita a personalità artistiche come Nicola Arigliano, Mina, Celentano, Lucio Dalla, Ray Martino. Insieme a lui lavorava spesso a testi e musica anche Paolo Limiti, firmando molti 45 giri». 
Che carattere aveva? «Era un filantropo – spiega Lorini – al punto da avere ignorato persino qualsiasi cenno biografico relativamente alla sua carriera: non ha mai conservato memorie scritte, mai si è affidato a un biografo e soltanto io, quando aveva ormai più di 80 anni, sono riuscito ad avvicinarlo trascorrendo con lui 8 mesi per ricostruire la sua carriera. Nel 2011 – ricorda Lorini –, quando presentai il libro a Chiari, arrivarono alcune sue ‘creature’, tra cui Osvaldo Micciché: non esitarono a dirsi miracolate per aver incontrato il maestro, che li aveva formati e proiettati nel mondo della grande musica e dello spettacolo. Buffoli era così grande che il padre di Mina lo dovette richiamare non appena aveva lasciato la figlia per dedicarsi a Nicola Arigliano. Fu in grado di rilanciare, dopo una fase difficile, sia Mina che Battisti, facendo cantare a lei i brani di lui. Da lì ripartirono alla grande». 
Ma c’è anche la parentesi americana... «Dici Petula Clark e non immagini che da Chiari arrivi un aiuto al suo successo – spiega Lorini – La grandissima interprete di ‘Downtown’ faticava a lanciare un paio di brani perché la sua voce non trovava la giusta musica. Fu Buffoli a cucirle addosso le sonorità adeguate proprio come un sarto». 
La moglie Luciana ci racconta del Vittorio privato: «Era figlio di un notaio e a tre anni già suonava il pianoforte. Così il padre non lo ostacolò: gli disse ‘fai quello che desideri che ti sosterrò’... Abbiamo avuto una vita mondana assolutamente privata. E’ un gioco di parole per dire che Vittorio con me incontrava decine di amici ogni settimana, ma per le nostre passioni personali: eravamo amanti delle carte da gioco, della compagnia, ma mai la mondanità musicale si è intromessa nella nostra vita. Terminati i concerti, amava ritirarsi. Di carattere era molto socievole e arguto, si direbbe quello dalla battuta pronta. Ma amava molto anche la riservatezza. Per questo avevamo preso una casa ritirata sopra il lago d’Iseo. Negli ultimi anni sentiva molto la fatica, anche se era riuscito ancora a suonare il pianoforte... Ha avuto la fortuna di morire a casa e di avere qui la sua camera ardente, nel cuore di una Chiari che non l’ha mai conosciuto né riconosciuto a dovere».

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