Biogas, nuovo sequestro a Chiari

Per i Carabinieri Forestali smaltite illecitamente su terreni agricoli oltre 144.000 tonnellate di rifiuti
Ritratto di roberto parolari

E' un terremoto quello che si è abbattuto a Chiari sulla gestione degli impianti a biogas.
Dopo anni di segnalazioni per lo più da parte di privati cittadini, il 2026 si è rivelato l'annus horribilis. Dopo un primo sequestro avvenuto sull'impianto Chiari 1 in via Pontoglio lo scorso febbraio, con l'intervento della Forestale dei Carabinieri e della direzione distrettuale antimafia (con sanzioni pesantissime nei confronti di tecnici e proprietari e il sequestro di beni per 1,2 milioni di euro), questa mattina è toccato a GreenEnergy in via Palazzolo. Il gruppo Forestale dei Carabinieri è intervenuto per un nuovo traffico illecito di rifiuti.
Risultano smaltite illecitamente su terreni agricoli oltre 144.000 tonnellate di rifiuti, una quantità mostruosa destinata a devastare l'ambiente e le falde, del tutto analoga a quella individuata a febbraio.
Militari del Gruppo Carabinieri Forestale di Brescia coordinati dal tenente Antonio Di Giorgio Giannitto, comandante del Nipaaf di Brescia, unitamente a personale tecnico di Arpa del dipartimento di Brescia, hanno dato esecuzione a un decreto emesso dal Gip del Tribunale di Brescia su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, in esito al quale sono stati sottoposti a sequestro preventivo gli impianti di produzione e tutte le relative strutture aziendali della società operante nel settore della produzione di energia rinnovabile da biogas.


I carabinieri forestali e Arpa, sotto il coordinamento della Dda bresciana, hanno svolto a partire da gennaio 2024 una complessa attività investigativa circa un presunto smaltimento di oltre 144 mila
tonnellate di rifiuti liquidi su terreni agricoli ubicati nelle province di Brescia e Bergamo, nel circondario di Chiari.
Secondo quanto emerso dalle indagini, relative al periodo 2022-2024, la società al fine di massimizzare i profitti derivanti dalla produzione energetica, azzerando i costi di gestione ambientale, avrebbe mantenuto costantemente spento o inattivo il proprio l’impianto di abbattimento dell’azoto nel digestato, materiale quest’ultimo decadente dal processo di produzione del biogas.
Questa condotta avrebbe comportato a favore delle società, nel triennio interessato, un illecito profitto di oltre 800.000 euro, pari al risparmio di costi conseguito, mentre il digestato caratterizzato da un carico di azoto sino a 4 volte superiore a quanto dichiarato, sarebbe stato in seguito illecitamente smaltito sui terreni agricoli di 8 comuni delle province di Brescia (Chiari, Coccaglio, Pontoglio, Cologne, Palazzolo sull’Oglio, Urago d’Oglio) e Bergamo (Palosco, Mornico al Serio), con sistematico e significativo superamento della soglia limite annuale fissata per le 'Zone Vulnerabili ai Nitrati' di 170 kg di azoto per ettaro all’anno, posta a tutela delle acque superficiali e sotterranee dall’inquinamento da nitrati.
Per i fatti di cui sopra risultano sottoposti ad indagine, a vario titolo, per il delitto di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, smaltimento illecito, falso in atto pubblico e impedimento al controllo, 4 persone, nonché la stessa società oggetto di sequestro, sotto il profilo della responsabilità amministrativa dipendente da reato ai sensi del D.Lgs. 231/2001, volta a neutralizzare il presunto vantaggio economico derivante dal reato in danno all’ambiente e alla leale concorrenza.
Daniele Bulgarini è stato tra i cittadini clarensi che hanno maggiormente perorato la causa della corretta gestione di questi impianti: «Stiamo morendo di tumori a raffica e ci raccomandano un bicchiere di vino a pasto e di astenerci dal fumo, mentre non si vigila adeguatamente sulla filiera liquami che viaggiano indisturbati da un campo all'altro, distruggendo falde e facendo impennare la malattie gravi. L'agricoltura e l'allevamento sono morti».
Il Gruppo Ambiente Roccafranca ha definito «gravissime le colpe del sistema di vigilanza. Raccomandiamo proprio per questo a Regione Lombardia di rivedere il bollettino nitrati perché i dati ufficiali dei liquami sui terreni sono risibili rispetto all'effettivo impatto ricevuto dalla natura e dai nostri figli. Solo a Roccafranca nei giorni scorsi si sono registrati odori nauseabondi che hanno impedito di aprire le finestre. Sospettare che i liquami stiano invadendo illegalmente anche il nostro territorio è ormai un dovere. Vanno rese certe le sanzioni e aumentata la sorveglianza con prelievi randomizzati. Di questo inquinamento si muore».

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