La resurrezione di Vicolo Carceri
Se volessi individuare due luoghi che tradiscono piacevolmente la Chiari bigotta e dormiente, trovandola invece pressoché milanese, metropolitana e navigliesca, non avrei dubbi.
Un primo capolavoro fu compiuto anni fa con la ristrutturazione dell'ex officina dietro piazza Cavour, che si affaccia su via San Rocco.
Ma il vero assoluto prodigio riguarda vicolo Carceri, luogo storico di degrado, pitale delle genti clarensi, con un vespasiano che sul gomito di questa «L», che collega via Bettolini a piazza Zanardelli, trovava sfoghi comprensibili ma inaccettabili per locazione.
Eppure era proprio così: del resto, storicamente l'angolo è angolo per tutti e, anche senza un vespasiano, vicolo carceri sarebbe stato un «cesso», una latrina impropria. Ne sanno qualcosa i parroci che hanno provveduto a porre offendicula in ferro sugli angoli remoti delle proprie chiese, onde evitare il bisognino all'angolo. Eppure vicolo Carceri per noi, in tempi non esattamente candidi, è sempre stato un capolavoro: ne sa qualcosa l'editore Marino Manuelli, che intitolò una collana della casa editrice Nordpress (la Signora Casa Editrice che ha dato alla luce il Giornale di Chiari e altri tre giornali, oltre a quasi 300 titoli di libri), proprio a Vicolo Carceri, per racchiudervi tante pubblicazioni locali, a partire dalla famiglia Belfaggio. Oggi credo che quella intuizione riviva in quanto la precedente Giunta ha fatto con il Museo della Città e il vicolo, divenuto un capolavoro, un magnifico «particolare» insospettabile del centro storico, dove peraltro vi è cresciuta una timida, talentuosa ristorazione. E se penso alla ristorazione in vicolo Carceri, in questa ex orrenda via, oggi magnifico salotto, penso che il bergamasco curiale daspo che condanna le serate clarensi già a partire dalle 20 riuscirà pian piano a morire. Quando la politica può cambiare il cuore di una città...















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