Morire a 25 anni sulla strada
Addio rullante, addio charleston, addio grancassa, addio tour memorabili per concerti in giro per la provincia. Le bacchette del rudianese Davide Merigo si sono posate per sempre, a 25 anni, e ancora una volta è la strada il teatro di una tragedia.
Ieri mattina, verso le 5, il cuore del giovane si è fermato nel reparto di terapia intensiva della Poliambulanza di Brescia, dove era stato ricoverato nella notte tra venerdì e sabato dopo un incidente con la sua Fiat Multipla sulla ex provinciale 668.
La sua vita è rimasta appesa a un filo sottilissimo per circa 24 ore. Poi ieri mattina la comunicazione lapidaria e drammatica dello zio Don Sergio Merigo ha spazzato via ogni speranza: «Alle ore 5 di oggi Davide è salito in Cielo».
Grande la commozione che ha colpito tutta la Bassa, dove il giovane era molto conosciuto suonando in numerosi locali come batterista di diverse band. La disgrazia era avvenuta sulla strada del ritorno dalla fidanzata, Monica Manenti, che abita a San Paolo: in prossimità di Cremezzano l'auto ha urtato una rotonda e si è ribaltata nel campo a fianco procurando ferite terribili al giovane. Il suo corpo ha infatti dovuto subire lo schiacciamento del veicolo dopo essere stato sbalzato fuori dall'abitacolo.
Drammatici i soccorsi attivati da alcuni automobilisti che hanno assistito alla scena: sul posto i vigili del fuoco di Orzinuovi che hanno provveduto a liberare il giovane e la Croce Verde orceana.
Sul posto anche i carabinieri di Verolanuova.
Straziati dal dolore i genitori Roberto ed Emanuela Pasolini, come pure i fratelli minori Simone ed Elena. Un dramma doppio per un accanimento del destino che 12 anni fa aveva portato via alla mamma Emanuela anche il fratello Dario, morto per un incidente a soli 35 anni. Era lo zio di Davide e a lui aveva trasmesso la passione per la batteria, strumento tanto amato anche dal padre Roberto.
Da ieri mattina Facebook è diventato il «luogo» degli ttestati di cordoglio e di commozione, spaziando dai profili degli amici, dei musicisti con cui suonava, come pure dello zio don Sergio che ha lasciato da curato Rudiano poco tempo fa per diventare parroco alla Volta .
Una della band con cui suonava, i «Made in Purple», lo ricorda così: «Ciao Davide, ciao Toro... purtroppo non hai voluto finire questo concerto! Lo finirai insieme agli angeli! Ci rincontreremo un giorno. Voglio ricordarti con questa frase che ripetevi sempre scherzosamente : "pota, è dura la vita da rockstar"».
Alberto Delfini, di Pumenengo, condivideva il maestro di batteria con Davide che lavorava a tempo pieno come carpentiere con il padre: «Era molto talentuoso – dice – tanto che i numerosi impegni tra lavoro e concerti e le ore perse senza lezione non gli impedivano di esprimere il suo talento, perché la batteria ce l'aveva nel sangue».
I funerali non sono ancora stati fissati. Oggi è atteso il rientro a casa della salma.
















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