Da un disegno di Leonardo il progetto della Torre del Popolo

Ritratto di mavi

Mi sono sempre chiesto il vero motivo che spinse i palazzolesi a costruire il campanile della chiesa parrocchiale  sopra il bastione di un castello, sfidando ogni logica tipologica, estetica e statica. Pensavo che bastasse considerare la posizione emergente del castello rispetto al centro, la sua vicinanza alla parrocchiale stessa, ma sopratutto la consistenza del bastione che, per forma ed altezza, era superiore agli altri. 
A queste positive considerazioni si opponeva però la presenza della roggia Vetra sottostante che era motivo di conflitto con Chiari che temeva il crollo di un simile carico che avrebbe ostruito ed irrimediabilmente danneggiato il canale. 
Altrettanto, da un punto di vista architettonico, era ed è tuttora discutibile la sovrapposizione di un monumento di stile neoclassico alla rude e massiccia immagine del castello, simile ai nuraghi sardi. 


Ci doveva, allora, essere un precedente, un disegno importante e premonitore che avallasse una iniziativa così coraggiosa, in grado di costituire una spinta decisiva ad un progetto unico, che allora non aveva ed ancora oggi non ha visto analoghe realizzazioni in Europa e neppure nel mondo, tale da sciogliere ogni dubbio e convincere anche i più scettici ad intraprendere la realizzazione dell'opera. 
L'anno scorso si sono celebrati i 500 anni della nascita di Leonardo, quel genio che, architetto, inventore, scienziato produsse disegni di architettura, di anatomia, di macchine e quant'altro: proprio consultando un suo trattato sui castelli e le fortificazioni ho finalmente trovato la possibile risposta alla domanda che da anni mi assillava. 
Fu proprio lui a progettare una fortezza dotata di vari bastioni su uno dei quali ipotizzò la costruzione di una torre di elevate dimensioni, adibita all'avvistamento del nemico. 
Questa interessante premessa per ricordare ancora gli oltre 200 anni della costruzione della torre, deliberata nel 1803, iniziata nel 1813 su progetto dell'architetto Berenzi che attuò così, in stile neoclassico, le geniali ipotesi di Leonardo, non con fini difensivi, ma celebrativi e funzionali, in ossequio al volere popolare della "piccola Manchester"bresciana. 
Fermi i lavori dal 1814 a m. 6,50, a causa delle difficoltà economiche e della ristrutturazione della viabilità in vista della grande strada postale che poi sotto sarebbe stata realizzata, ricordo la serie di osservazioni al progetto formulate dal "capomastro" Vincenzo Bettoni nel 1818, che vennero integralmente accolte, consentendo la ripresa dei lavori. 
Esse alleggerirono stilisticamente, rendendolo meno ridondante, l'aspetto del monumento, in modo da ottenerne una visione più omogenea della sua forma da tutti i punti di osservazione ed anche più consona alla sua forma circolare. 
Altrettanto  efficace esteticamente, sempre per la sobrietà, la modifica delle balaustre delle balconate come pure dei capitelli corinzi, del progetto originale, ancora  oggi esistenti a fianco dell'Auditorium S. Fedele, con quelli  dorici.

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