La cittadinanza ai figli di immigrati?

L'Acli dice sì, noi non siamo d'accordo con un Governo che disprezza in primis controlli e italiani
Ritratto di Massimiliano Magli

Caro Direttore,

           Facendo nostre le parole del presidente nazionale Roberto Rossini e del presidente provinciale Pierangelo Milesi, crediamo che sul diritto di cittadinanza la politica debba stare al passo con il Paese reale e che questa fase di contrasti vada al più presto superata per approdare verso una legge indispensabile e di civiltà. Secondo i dati Istat al 1° gennaio 2016, infatti, i minori stranieri in Italia sono poco meno di 1 milione (oltre un quinto della popolazione straniera complessiva). Si tratta in maggioranza di ragazzi nati in Italia, che frequentano le scuole nel nostro Paese e chiedono il riconoscimento della propria identità italiana. Molte forze politiche, purtroppo, cavalcano il malessere popolare additando come responsabili della crisi economica l’altro, lo straniero agitando anche lo spettro di un ipotetico decadimento della propria cultura e delle proprie tradizione. Questa è una lettura in chiave anti-storica, perché da sempre i popoli si sono spostati e sono venuti in contatto tra loro. Un modo per superare i pregiudizi è certamente quello di non fermarsi ai titoli dei provvedimenti, ma analizzarne anche il testo. La legge prevede due nuove modalità di acquisizione della cittadinanza (ius soli temperato e ius culturae), mentre oggi gli stranieri nati in Italia possono fare domanda solo al compimento del 18° anno di età. Lo ius soli temperato attribuisce la cittadinanza al bambino straniero nato in Italia se almeno uno dei genitori ha un permesso di soggiorno di lungo periodo Ue e risiede legalmente da almeno 5 anni (questa misura si applica solo per i Paesi extra-Ue). Lo ius culturae, invece, prevede che possano ottenere la cittadinanza i minori stranieri nati in Italia o entrati entro il 12° anno che abbiano però “frequentato regolarmente per almeno 5 anni uno o più cicli presso istituti scolastici del sistema nazionale, o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali” oppure i ragazzi arrivati tra i 12 e i 18 anni che abbiano risieduto in Italia per almeno 6 anni e frequentato “un ciclo scolastico, con conseguimento del titolo conclusivo.”

Francesco Berarvi

Vice presidente Acli Rovato

 

Gentile Acli,

pubblichiamo sempre ogni idea, anche quando è radicalmente opposta alla nostra linea. Lo ius soli è un diritto di paesi civili in primis con i propri residenti. Concedere la cittadinanza a migliaia forse milioni di nati in Italia, figli di una vergognosa imperizia di Stato alle frontiere fa diventare lo ius soli come un doppio vulnus, una doppia offesa a cittadini che stanno già sopportando troppo. Lo ius soli esiste anche negli Stati Uniti: ebbene, mi pare che conosciamo tutti come e quanti possono entrare negli Usa.

Il Direttore

Massimiliano Magli

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