50 anni fa l'incidente di Seveso
Il 10 luglio del 1976 alle 12.37 un guasto in un reattore nello stabilimento Icmesa, in Brianza, al confine con Seveso, provocò la fuoriuscita di diossina, causando un grave incidente ambientale. A 50 anni di distanza, su quella che era l’area più contaminata sorge il Bosco delle Querce, un parco diventato il simbolo della rinascita di un intero territorio che ha saputo reagire e, attraverso un lungo cammino di apprendimento collettivo, fatto di innovazione, ricerca scientifica e di resilienza, ha reso la Lombardia un modello nazionale e internazionale sui temi ambientali.
Proprio in questo luogo, insignito recentemente del Marchio del Patrimonio Europeo, nella mattinata di venerdì 10 luglio si è svolta la cerimonia di commemorazione di un avvenimento che rappresenta, allo stesso tempo, un monito e il punto di partenza di un lungo percorso virtuoso di rigenerazione, scandito negli anni da diverse tappe: i numerosi interventi di bonifica realizzati da Regione Lombardia, la direttiva Seveso con cui l’Ue si è dotata di una politica comune in materia di prevenzione e la nascita della Fondazione Lombardia per l’Ambiente, che ha messo il rigore scientifico a servizio della tutela ambientale.
A ricordare tutti i risultati raggiunti è stato il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana che, insieme agli assessori Gianluca Comazzi (Territorio e Sistemi Verdi), Romano La Russa (Sicurezza e Protezione civile), Giorgio Maione (Ambiente e Clima), e i sottosegretari alla Presidenza Raffaele Cattaneo (Relazioni internazionali ed Europee) e Mauro Piazza (Autonomia e Rapporti con il Consiglio regionale), ha celebrato la resilienza di tutta la comunità lombarda nel corso di un evento anche ha visto la partecipazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del presidente del Senato Ignazio La Russa e del presidente del Consiglio regionale Federico Romani. Presenti, tra gli altri, anche il sindaco di Seveso Alessia Borroni, presidente del Parco del Bosco delle Querce, e il presidente della Provincia di Monza e Brianza, Luca Santambrogio.
“Il 10 luglio del 1976 – ha ricordato il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana – non è soltanto una data impressa nella memoria della Lombardia, ma una data che ha segnato la storia del nostro Paese e dell’Europa intera. Fu un evento drammatico e improvviso, che incise profondamente sulla vita quotidiana delle persone, sulla salute delle comunità e sull’ambiente, ridefinendo il rapporto tra i cittadini e le istituzioni. Seveso ci ha insegnato che l’ambiente non può essere considerato come un elemento separato dalla vita delle persone. L’ambiente è la nostra casa comune, il luogo in cui si svolgono le relazioni, il lavoro e la costruzione del futuro. Proteggere l’ambiente significa proteggere le persone; significa riconoscere che il benessere umano è indissolubilmente legato al contesto naturale, sociale e collettivo”.
La trasformazione di una ferita in un esempio di rinascita e di eccellenza europea e l’importanza del Bosco delle Querce come simbolo di resilienza. Sono stati questi i temi principali evidenziati dagli assessori e dai sottosegretari di Regione Lombardia che erano presenti alla commemorazione del 50° anniversario dell’incidente industriale dell’Icmesa.
Il risanamento del Bosco delle Querce a Seveso è stata una grande sfida vinta da Regione Lombardia e da Ersaf, l’ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste.
“Nell’occuparsi del risanamento ambientale di questa area in tutti questi anni, dopo la bonifica dei terreni su cui è sorto il Bosco – ha detto Fabio Losio, presidente di Ersaf -, l’ente regionale ha dato prova di una continuità dell’azione pubblica resa possibile dalla competenza operativa dei nostri tecnici forestali così come da una pianificazione degli interventi lungimirante, progettata sia per rispondere all’urgenza del momento sia per portare a compimento la ricostruzione ecologica, che necessita di lunghi periodi. Alla natura serve tempo e pazienza per rigenerarsi”, ha proseguito. “Il processo di evoluzione dei primi rimboschimenti che, dalla metà degli anni Ottanta, ha portato all’attuale ricchezza forestale e faunistica del Bosco, non poteva avvenire se non grazie a una visione del futuro ispirata a politiche ambientali strutturali, mirate a generare e alimentare vere e proprie infrastrutture ecologiche, quale è diventato il Bosco delle Querce”.
















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