Macogna, dal Tar niente sospensiva

Dal comitato un esposto alla Procura
Ritratto di mavi

All’inizio di febbraio il Tar di Brescia aveva respinto i ricorsi presentanti dai quattro Comuni di Cazzago San Martino, Travagliato, Rovato e Berlingo di sospendere l’autorizzazione che la Provincia aveva rilasciato a favore della Drr, che gestisce il sito della Macogna, e dava il via libera al triplicamento dell’eluato.
L’eluato è il liquido prodotto durante i test che misurano il rilascio dei contaminanti dei rifiuti, test che servono per decretare l’accettabilità di un determinato rifiuto nella discarica. Con questa decisione, subito contestata da Comuni e cittadini del comitato antidiscarica, di fatto si autorizzava la Drr a conferire nell’area un più ampio spettro di rifiuti rispetto alle autorizzazioni iniziali, pur rimanendo di 1,35 milioni di metri cubi il totale dei rifiuti da conferire. Secondo gli amministratori dei quattro Comuni con questa autorizzazione si usciva «dalla discarica di inerti puri, consentendo l’immissione di moltissimi altri rifiuti, come ad esempio gli scarti da lavorazione delle acciaierie.
Si andrà ad aumentare l’inquinamento di un sito che presenta già grosse criticità ambientali». Il Tar aveva motivato il suo pronunciamento negativo sulla sospensiva facendo leva sulla sentenza che dava il via libera alla ripresa dei conferimenti nella ex cava, sottolineando come in sede istruttoria fosse «stata rilevata l’insussistenza del potenziale rischio per la falda freatica». I conferimenti alla Macogna non sono ancora ripresi, anche perché rimane in corso l’indagine della Procura dopo il sequestro di una parte dell’area dove erano state smaltite scorie di acciaieria. Dal comitato antidiscarica ci si chiede se la rimozione delle sostanze conferite illecitamente dalla Drr sia stata completata e con che risultati, inoltre si susseguono le domande sulla gestione del percolato che, secondo una delibera della Giunta Regionale datata 2014, dovrebbero essere allontanato il più rapidamente possibile. Forte delle sentenza favorevoli e delle autorizzazione ottenute, la Drr ha già messo in atto tutte le procedure necessarie per riprendere i conferimenti. Per questo i cittadini dei quattro Comuni che hanno dato vita al comitato antidiscarica si sono mossi per cercare di fermare la nuova riapertura: il primo passo è stato l’incontro con il Prefetto di Brescia, Valerio Valenti, per sottoporre problematiche e dubbi riguardo all’iter autorizzativo da parte della Provincia e di gestione dell’impianto da parte della Drr. Secondo passo è stata la presentazione ai carabinieri della stazione di Cazzago San Martino e alla Procura di Brescia di un esposto firmato da settecento persone, tutti cittadini residenti nei quattro Comuni interessati dalla Macogna. Si tratta di un dettagliato ed approfondito resoconto di 30 pagine in cui vengono evidenziate problematiche e criticità riscontrate in tutti questi mesi, accompagnate da 24 fotografie e altri documenti che riguardano i pozzi di raccolta delle acque, del percolato e sulla situazione dei peziometri. Dal comitato fanno sapere che continueranno a monitorare e presidiare l’area, perché non è possibile fidarsi «e affidare il nostro territorio e il nostro futuro a chi fino ad ora ha dimostrato di non rispettare le regole e vuole solo speculare mettendo a rischio la salute di diverse comunità».

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