“La Battaglia di Chiari famosa ai francesi”

Ritratto di mavi

Questo mese cercherò di descrivere una cartolina ‘Clarense NON Clarense’. 
Immagine  che fa parte di una serie di cartoline francesi dei primi anni Venti, edite dopo il primo conflitto mondiale. 
Interessante sapere che i francesi per citare i loro “Eroi”, richiamino alla memoria la battaglia di Chiari del 1º settembre 1701. 
Ma andiamo con ordine. 
Inizio cercando di tradurre sommariamente le parole citate nella vignetta didascalica: 
’A Chiari nel 1701, Catinat radunò le sue truppe.  
-”Dove vuole che andiamo?”Gli chiese un ufficiale. 
-”La morte è davanti a noi, la vergogna dietro!” disse Catinat. 
Interessante vedere quanto orgoglio patriottico francese sia racchiuso in queste poche parole. 
Cerchiamo di riscoprire insieme qualcosa in più riguardo a questo evento. 
La battaglia di Chiari è stato un episodio importante per l’Europa di quei tempi. 
Innanzitutto è un episodio da includere nella guerra per la successione Spagnola dove si affrontarono sul suolo clarense, truppe Austriache, Spagnole e Francesi. 
Ma, cerchiamo di immergerci di più in questa sanguinosa battagli e cercare di capire perché, per questo Maresciallo francese (Catinat) proseguire nella battagli era sinonimo di onore. 
”Ponti e canali distrutti;campi devastati e non solo a Chiari ma in tutti i comuni soggetti, si che  non si poterono raccogliere né biade né vino; rubati animali, fieno, sostanze, sino i serramenti delle case; rovinati i tetti per bruciare i legnami;tagliati alberi, gelsi, viti.“. 
Così, nel “Liber Provvisorium” del Comune di Chiari, si trova annotata una memoria del 29 dicembre 1701 relativa alla ”Battaglia dei Casotti”. 
Già. “Battaglia dei Casotti”. Così i Clarensi definirono, in termini minimalisti,uno degli scontri più imponenti e sanguinosi della storia militare europea: in un solo giorno , quel terribile 1º settembre, vi furono più di 2000 morti e migliaia di feriti. ... 
Inizia così, con una prefazione di Mino Facchetti , la relazione cronostorica de ‘La Battaglia di Chiari’ di  Alberto Redaelli, scrittore e giornalista. 
Vorrei riportare di seguito alcuni stralci della suddetta relazione, con narrazioni di un cronista dell’epoca, Gioseffo Girelli che, emozionalmente mi hanno catapultato in quelle ore drammatiche per Chiari, i ‘clarensi’ e questi uomini che hanno combattuto  la sanguinosa battaglia. 

...”Appena le truppe imperiali entrarono nel borgo fortificato (Chiari), molti abitanti , spaventati , fuggirono,vedendo sventolare le aquile austriache...i Clarensi abbandonarono la patria. Era cosa... Funesta vedere gente di ogni qualità e d’ogni sesso fuggirsene...con le lagrime agli occhi e con l’effige della morte sulla faccia.  Fuggivano per ricoverarsi, chi alli monti,  chi a Brescia, chi  in Bergamo, per mettere in salvo la vita e l’onore, lasciando le abitazioni in preda...Veniva rinforzato il travaglio agli angustiati fuggitivi dai barbari tedeschi  i quali, dispersi per le campagne a sladronare,li spogliavano  non solo dei denari e delle cose mangiative ma anche delli propri vestiti...onde i miseri fuggitivi, spogliati, angustiati, lassi, accorati, raminghi, sepolti in un mare di pene e tormenti, con gli occhi gonfi di lagrime, guardandosi l’un l’altro con sguardo compassionevole...dicevano:Ecce nos reliquimus omnia. Quid ergo erit nobis?”... 

...alle due e mezza del pomeriggio, mentre gli abitanti  rimasti del borgo erano rintanati nelle case e nelle chiese, l’attacco delle truppe del maresciallo Villeroy ebbe inizio. ... 
La battaglia stava per iniziare quando, all’improvviso, il sole scomparve, il cielo si oscurò e scoppiò un violento temporale: un tipico temporale estivo causato dall’eccessiva calura. 
Tuoni e fulmini  imperversavano e rendevano la scena ancor più drammatica. 
Sotto la pioggia battente, le due brigate, al rullo dei tamburi, le bandiere coi gigli spiegate, si avvicinarono agli avamposti delle truppe imperiali: al maglio Frealdi, alla cascina dei Lancini, alle case Barcella, alle case dalla Palazzina e ai mulini di Zeveto. 
Furono scambiate scariche poderose di fucili e di moschetti. Ordini, grida e lamenti in varie lingue si intrecciarono. ... 
...sul terreno c’erano già molti morti e moltissimi feriti e una parte di questi (probabilmente delle Brigate Carcado e Saint-Pater) furono portati nella Chiesa della Madonna di Caravaggio, adibita a ospedale, sulla quale piovevano numerosi colpi di cannone. 
Un chirurgo venne colpito in pieno da una palla di cannone entrata dalla porta della Chiesa e fu scaraventato sull’altare.” ... 
Dopo questi stralci di cronaca Clarense è comprensibile perché i francesi abbiano voluto commemorare il loro Maresciallo Catinat con questa cartolina.  
Non vi era ‘ONORE’ ma MORTE o DISONORE , e per celebrare il coraggio di quest’uomo e di questi soldati francesi, si è visto bene di rendere loro omaggio con questa cartolina.

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