Lunedì 23 marzo convegno e presentazione libro su Intelligenza Artificiale in Villa Mazzotti

Promosso da Consorzio Cascina Clarabella, Edizioni GAM e il Comune di Chiari
Ritratto di roberto parolari

La mattina di lunedì 23 marzo Villa Mazzotti a Chiari ospita dalle 10 alle 12.30 il convegno “Terzo settore e IA per accrescere l’impatto sociale e la produttività” promosso da Consorzio Cascina Clarabella, Edizioni GAM e il Comune di Chiari.
Il convegno offrirà un'occasione di confronto sulla portata dell’intelligenza artificiale come strumento per prevedere i bisogni sociali, migliorare l’efficienza organizzativa, personalizzare gli interventi e misurare l’impatto sociale, contribuendo a trasformare l’azione del Terzo Settore da risposta emergenziale a capacità di prevenzione e accompagnamento. Un’analisi attenta e la prevenzione dei possibili risvolti negativi potranno contribuire a rafforzare giustizia sociale, solidarietà e responsabilità collettiva, orientando l’uso dell’intelligenza artificiale verso un autentico umanesimo digitale.
Tra i relatori ci saranno l'ex magistrato Gherardo Colombo, Ettore Prandini presidente UE.Coop e Nicola Mondinelli di AI Wonder. Il convegno sarà aperto dai saluti istituzionali del sindaco di Chiari Gabriele Zotti e sarà moderato da Daniela Mena di Gam Editrice. Durante l'evento verrà presentato il libro “L’intelligenza artificiale per accrescere l’impatto sociale. Guida etico-strategica per dirigenti del Terzo Settore” di Carlo Fenaroli.
«Nel dibattito sull’intelligenza artificiale – si legge nel comunicato di presentazione - emerge una questione che non è soltanto tecnologica, ma profondamente filosofica: il rapporto tra conoscenza, controllo e unicità della persona. Ogni sistema organizzativo – e ancor più ogni sistema algoritmico – funziona attraverso modelli e generalizzazioni che trasformano la complessità della realtà in dati e categorie. Questo processo è necessario per comprendere i fenomeni sociali, ma porta con sé un rischio: ridurre le persone a profili statistici, perdendo di vista la loro irriducibile unicità. Questa tensione attraversa anche la riflessione proposta da Carlo Fenaroli nel volume “L’Intelligenza Artificiale per accrescere l’impatto sociale”. Il libro analizza in modo approfondito le opportunità offerte dall’AI, con una fiducia di fondo nelle sue potenzialità, ma richiama costantemente a una consapevolezza fondamentale: dietro ogni dato esiste una storia e dietro ogni categoria esiste una persona. L’innovazione tecnologica, quindi, non deve limitarsi a classificare la realtà con crescente efficienza, ma aiutare le organizzazioni a comprendere meglio i bisogni delle comunità senza smarrire il volto umano che li esprime. In questa prospettiva, l’analisi dei dati diventa uno strumento prezioso per rafforzare l’impatto sociale. L’intelligenza artificiale permette infatti di incrociare dati demografici, abitativi e sociali, insieme a rilevazioni sul benessere psicologico lungo tutto l’arco della vita – dagli studenti agli anziani – aprendo nuove possibilità di prevenzione e intervento. Attraverso queste analisi è possibile, ad esempio, individuare precocemente il rischio di abbandono scolastico, prevedere situazioni di esclusione sociale, mappare territorialmente le nuove povertà, supportare l’inserimento lavorativo di persone fragili o sviluppare sistemi di assistenza domiciliare intelligente per anziani e persone con disabilità. 
Questi esempi mostrano come l’AI possa essere utilizzata per prevedere bisogni sociali, migliorare l’efficienza organizzativa, personalizzare gli interventi e misurare l’impatto sociale, contribuendo a trasformare l’azione del Terzo Settore da risposta emergenziale a capacità di prevenzione e accompagnamento. La questione assume un significato ancora più ampio se osservata alla luce delle grandi riflessioni sul potere e sulla sorveglianza. Dal Panopticon di Bentham al Grande Fratello di Orwell - Michel Foucault ha mostrato come il potere possa diffondersi in forme sempre più sottili e pervasive, attraverso sistemi di osservazione e dispositivi sociali capaci di orientare i comportamenti anche senza un controllo esplicito e continuo. In questo scenario l’intelligenza artificiale riapre la tensione tra conoscenza e controllo: la capacità di analizzare enormi quantità di dati può migliorare la comprensione dei fenomeni sociali, ma può anche generare nuove forme di sorveglianza e di influenza invisibile sulle scelte individuali e collettive. Per questo motivo la tecnologia non è mai neutrale né inevitabile. Il suo significato dipende dalle scelte politiche, culturali ed etiche di chi la progetta e la utilizza. Nel contesto del Terzo Settore questa responsabilità diventa ancora più forte: gli strumenti di analisi dei dati possono aiutare a individuare fragilità invisibili e a rendere gli interventi sociali più tempestivi ed efficaci, ma devono sempre essere guidati da una visione che metta al centro la dignità della persona. Il vero interrogativo, dunque, non è se l’intelligenza artificiale diventerà uno strumento di controllo o di emancipazione. La domanda decisiva è quale idea di persona e di comunità guiderà il suo sviluppo. Solo se accompagnata da un autentico umanesimo digitale, l’AI potrà trasformarsi da tecnologia di analisi in strumento di cura, capace di rafforzare giustizia sociale, solidarietà e responsabilità collettiva». 

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