Rolando Guagni, in arte e in vita

Ritratto di Massimiliano Magli

Rolly... ti chiamavo così quando con nonchalance giravi la bocca con quella tua mal tagliata ironia, sagace e potente, e poi sorridevi con l'ultimo quarto di volto, mentre ti giravi per andartene o per dare fiato a un'altra uscita esilarante. 

Le parole sotto le righe usatele voi. Quelle sopra le righe usatele voi.
Rolando era un poeta dell'ironia, del savoir faire, della gioia.

Ma se mi eccepite che la gioia ha cornici di avorio o di ciliegio, capisco ancora di più quanta gioia c'era nella storia mite e rumorosa al tempo stesso di questo poeta, che le cornici le ha sempre usate per dare avvio alla stufa. 

Eri e sei una persona con cui avrei dovuto passare più tempo... Convinto che ce ne fosse stato ancora un sacco. 

Eppure i testi sacri o filosofici su questo hanno sempre detto tutto: non sapere né l'ora né il giorno. 

Ciao Rolando. 
Ora che ci penso, che ho lasciato trascorrere qualche parola per carpire al meglio il tuo volto: tu e Gaber sembravate fratelli. 

Mi resti con i capelli in ordine e un Barbour di tutto punto, un'Austin Metro verde diplomatico che annuncia la tua presenza al bar del paese, mentre sfoderi l'ultima esilarante battuta prima dell'uscita di scena. E qualcosa rimane davvero: le tue cornee donate come un miracolo a chi non aveva più il dono della vista.

(Rolando Guagni ha fatto le valige a 66 anni il 14 gennaio 2020. Lo salutano per sempre la mamma Tilde, la moglie Carla, il figlio Marco, la sorella Lidia, il cognato Aldo, i nipoti e un sacco di altre persone tra parenti e amici. 
Era una persona buona. Era una persona bella). 

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