Nel 1911 il Prof. Pellegrini contribuì a debellare il colera in provincia di Firenze

Il documento inedito che racconta la gestione della malattia infettiva negli archivi della Fondazione Pellegrini Forlivesi
Ritratto di Benedetta Mora

La pandemia di Coronavirus che sta imperversando per tutto il pianeta ormai da un anno ha fortemente impattato l’economia mondiale e le vite di tutti noi. Come in tutte le emergenze sanitarie, è basilare che gli organi politico-amministrativi colgano i suggerimenti dei professionisti sul campo e conservino buona memoria. Nel 1911 il Prof. Pellegrini contribuì a debellare il colera in provincia di Firenze di quanto accaduto per farsi trovare pronti nel caso di nuove ondate ed eventuali nuovi virus. A questo proposito, dal punto di vista storico è interessante l’esperienza del Prof. Augusto Pellegrini all’Ospedale di Marradi (Firenze), dove fu Direttore prima di venire a Chiari nel 1913. Nel 1911, infatti, l’Italia fu percorsa da una epidemia di colera, malattia ben più grave del Coronavirus, specialmente per la medicina di quel tempo. Nella sua relazione “Sull’invasione colerica del 1911”, egli scrive: “Il conoscere come si è combattuta l’invasione di una malattia contagiosa in un Comune, date le particolarità locali di ambiente e mezzi, ed il valutare i risultati ottenuti dai provvedimenti profilattici adottati, mettendo in evidenza nello stesso tempo le deficienze verificatesi, può essere istruttivo nell’evenienza di una nuova invasione, sia della stessa malattia, sia anche di altra malattia contagiosa”. Nella relazione, il Prof. Pellegrini descrive con dovizia di particolari gli eventi di quell’anno nel Comune di Marradi. Ci furono quattro casi di colera che si rivelarono tutti fatali. Aver avuto solo quattro casi fu dovuto in parte al fatto che le manifestazioni coleriche uccisero nel giro di pochissimi giorni, ed in parte alle misure adottate. Queste furono tempestive e comprensive. Le abitazioni dei malati e quelle dei vicini furono completamente disinfettate, insieme a tutti gli occupanti ed a tutto il contenuto. Venne avvertita telegraficamente la Prefettura e le case di tutti furono piantonate dai Carabinieri. Come ancora succedeva a quei tempi, le feci di una malata furono gettate dalla finestra sul greto di un fiume, ed il Prof. Pellegrini fece immediatamente ricoprire con latte di calce tutto il greto del fiume per un estensione rassicurante. Proibì, inoltre, il CONTRO I VIRUS UNA LEZIONE DI CENTO ANNI FA Il documento inedito che racconta la gestione della malattia infettiva negli archivi della Fondazione Pellegrini Forlivesi passo sul greto del fiume e la pesca a valle della casa. L’Amministrazione Comunale fece costruire ex novo un Lazzaretto. Grazie a queste misure efficaci e tempestive, la popolazione di Marradi fu protetta e largamente indisturbata dall’epidemia: “I provvedimenti profilattici adottati non turbarono in alcun modo la vita commerciale e civile del paese: soltanto all’inizio della prima invasione non fu permessa per una sera di festa l’uscita della musica cittadina, più allo scopo di evitare eccessive libazioni che non di impedire riunioni di cittadini. Non fu proibito nessun mercato e nessun'altra riunione di persone. Intensificammo invece il servizio di nettezza del paese ed eseguimmo pronte e sollecite disinfezioni anche in casi molto lontanamente sospetti”. Altri tempi, altra medicina, altra organizzazione politicosanitario-amministrativa, ma gli spunti ai quali si può attingere sono importanti. Primo di tutti, l’importanza di confrontare situazioni di grave emergenza prendendo con risolutezza decisioni professionalmente efficaci e poi la saggezza di imparare dalle situazioni gravi. Il Prof. Pellegrini conclude così la sua relazione: “L’epidemia di quest’anno è stata portatrice di molti insegnamenti e la coscienza igienica della popolazione se ne è molto avvantaggiata, ciò che sarà il miglior coefficiente per combattere e vincere le future eventuali epidemie”.

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