Aspettando il morto
C'è una strada ciclo-pedonale a fianco della ferrovia di Palazzolo. Lo sapevate? Crediamo di sì... Crediamo anche che siano in pochi i genitori che si fidano a lasciare andare i figli su questa stradina tanto amena, fino a un tratto, quanto terribile da un certo punto in avanti. Così accade che parti da un parco insospettabile e, inoltrandoti per questa strada, finisci a lambire la ferrovia.
A questo punto ti aspetti che il tratto sia protetto in ogni modo, più di quanto non si protegga una semplice pista ciclo-pedonale, mettendo dissuasori e parapetti che impediscano almeno a un bambino o a un adolescente (nessuno ricorda gli studenti che attraversano i binari a Chiari come a Palazzolo) di finire con due passi dalla pista alla ferrovia, che qui è radente. Nemmeno un metro e, se sei attratto dalla ferrovia, passi da una camminata a un suicidio involontario, per non parlare di quelli volontari.
Invece a Palazzolo, questa stradina, in uno dei luoghi più depressi e contaminati della nostra provincia, visto che ci ha lavorato per decenni la Italcementi, di bonificato trovi ben poco. La fossa della Italcementi è ancora lì, nonostante un bel cartello di bonifica che, ammesso che i privati abbiano fatto il loro dovere, recano precise responsabilità della politica: è questo il modo di bonificare un'area tanto critica?
Ma non è finita: l'aspetto più drammatico sta nel fatto che delle ringhiere in cemento, che dovrebbero dividere ferrovia dalla stradina «amena», in alcuni punti non resta più nulla. E allora che cosa si è pensato di fare per evitare un dramma: tirare un nastro di plastica, o lasciare una sbarra vecchia come «Carlo Codega», ormai arrugginita e nullapotente, che consente il passaggio di chiunque.
Di chi è la colpa di questa depressione cosmica, che autorizza un pessimismo altrettanto cosmico in chiunque con buon senso passi da queste parti? Ovviamente ci aspettiamo che la risposta sia, come spesso capita in questo paesino ormai di periferia quale è l'Italia della politica, «di nessuno».
E noi a «nessuno» ci rivolgiamo affinché con somma urgenza metta a posto questa vergogna, con poche centinaia o migliaia di euro. Aspettando il morto... la tragedia o le telecamere di Barbara d'Urso. Dopo di che, qualcuno urlerà «giornalisti aguzzini»... Già la politica resta sempre immune.





















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