Galeotto è stato l'inciampo «fortuito e fortunoso», così lo definisce lui, di un accanito storico locale durante le sue ricerche. Giunto alla disamina dell'archivio storico clarense nell'anno 1924 Mino Facchetti, sindaco dal 1995 al 2004, rintraccia l'assegnazione della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Altro che Carneade: il nome tristemente noto registrato tra gli illustri cittadini della città non piace né a Facchetti né a Franco Lorini, responsabile della sezione Anpi locale oltre che consigliere comunale. Facchetti rivela il contenuto della ricerca al rappresentante della storia partigiana italiana e i dubbi vengono subito fugati: si va in Consiglio con una mozione per richiedere la revoca di quella cittadinanza. E così è stato venerdì sera, con una delle poche delibere che ha visto completamente d'accordo il Consiglio comunale. Da venerdì Mussolini non è più cittadino gradito, e quindi nemmeno onorario, della città di Chiari.
La Lega è stata la più grande fregatura che il cosiddetto popolo del nord (che non esiste) potesse ricevere in 30 anni di esistenza di questa specie di partito.
Premessa: non ho mai votato Lega e le sue corbellerie. Si vedevano lontano un miglio le finalità e la palle che sparavano gente come Bossi, Maroni, Boso e Borghezio. Salvini ci è andato dietro con sfumature persino peggiori.
Oltre a grandi bazzecole, questi hanno cercato di distruggere per anni la pace sociale tra italiani del Nord, del Centro e del Sud, una pace costruita a fatica nel Dopoguerra, fino a quegli anni Novanta (quando proprio nacque la Lega) quando ormai gli insegnanti e i postini del sud, come pure i muratori, erano alla seconda o terza generazione e l'apartheid a cui furono sottoposti ormai in felice fase di dissoluzione.
Pretendevano di stare comodi e seduti nel viaggio diretto verso la scuola , ma alla fine si sono rivelati studenti «portoghesi».
E' accaduto a Castelcovati, dopo un'indagine avviata dal Comune per verificare le rivendicazioni di decine di studenti con relative famiglie.
«Nelle scorse settimane numerose sono state le telefonate e le segnalazioni pervenute da cittadini covatesi – spiega il sindaco Fabiana Valli - che lamentavano il sovraffollamento dei mezzi di trasporto pubblico sulla tratta Castelcovati-Chiari, nonché la mancata fermata, con conseguente necessità degli studenti di contattare i genitori per essere accompagnati a scuola».
Ma il diritto vantato si è trasformato presto in un dovere non rispettato con un effetto boomerang che ha del clamoroso.
C’era un titolo di Bresciaoggi che già diceva tutto: era il 15 agosto 1994. «Troppa puzza, non si respira». L’apertura in Cronaca era dedicata a Roccafranca e all’impatto pauroso degli allevamenti zootecnici, in particolare a quelli di maiali. Dopo quasi trent’anni la storia è la stessa, anzi è peggiorata. E così sono tornate le segnalazioni a Comune, Ats e Arpa con la differenza che oggi quel «non si respira» ha un nome preciso: è a tutti gli effetti inquinamento atmosferico e non banale puzza ed è fuori legge. Si tratta infatti di ammoniaca che finisce per ammorbare case in un momento nel quale tenere aperte le finestre è fondamentale per ricevere un po’ di refrigerio. Le segnalazioni sono ogni anno decine ma restano nei bar, nelle case, nei condomini, proprio come quella puzza. E a confermarlo è Ats che ben conosce l’impatto pesante degli allevamenti intensivi a Roccafranca come in tutta la Bassa bresciana.
La città di Chiari piange uno dei suoi simboli, sul fronte sportivo come pure in quello sociale. Oggi è ha lasciato il ring della vita Pietro Carlo Pedrinelli, per tutti Pedro.
Aveva 71 anni e un male incurabile lo aveva colpito alla testa da circa un anno. Per lui la giovinezza non era mai trascorsa, tanto era legato al suo passato da boxeur, con discreti successi a livello giovanile e una immensa passione che lo aveva reso punto di riferimento delle disciplina per tutta la nostra provincia.
A Chiari era l'ambasciatore del pugilato e anche durante la malattia, pochi mesi fa, era stato in grado di organizzare una riunione tra vecchi boxeur. Era accaduto il 30 luglio con la presentazione del libro «Di pugni e di cuore» di Natale Vezzoli, pure lui pugile in gioventù.
La stazione ferroviaria di Chiari è il tallone d'Achille per una città che si sta aprendo sempre più al turismo.
Mentre questa città registra costanti crescite nel turismo locale, grazie a eventi distribuiti durante tutto l'anno, lo scalo di viale Marconi rappresenta un simbolo della vergogna tutta italica che vede in primis le grandi società di trasporto trasformare in luoghi degradati spazi che dovrebbero splendere come specchi, tanto sono strategici per muovere turismo e incentivare l'accesso al trasporto pubblico.
Chiari in lutto per la morte del suo sindaco emerito. Alberto Cenini è scomparso venerdì all'età di 83 anni.
Aveva guidato la città dal 1985 al 1995, consegnandone poi la guida al suo omologo Mino Facchetti.
I funerali si svolgeranno lunedì alle 15.30 nella chiesa di Santa Maria, partendo dalla casa del commiato di via Rudiano.
Commercialista di professione, Alberto era figlio del senatore Pietro Cenini, a cui il sindaco Facchetti e la sua Giunta dedicarono la tangenziale est della città.
Nella giornata di sabato si è spento anche Oreste Libretti, ex assessore della Giunta Cenini e storico imprenditore nel mondo della termoidraulica.
Castelcovati perde un pezzo della sua identità.
Si è spento oggi, verso le 13, Fausto Mondini, tra i fondatori della locale sezione Avis nonché uomo perennemente impegnato a tutti i livelli per la comunità. Aveva 77 anni e da tempo era malato, ma i suoi acciacchi non lo hanno mai fermato. Fortissima è stata la sua determinazione nel proseguire l'impegno nel sostegno di tutto il volontariato locale.
Marino Marini è stato il presidente Avis che seguì al suo mandato durato 22 anni: «Fu una pietra d'angolo della comunità, in grado di stimolare una crescita sociale che oggi pare lontanissima. A lui si devono ispirare tutti, dagli amministratori pubblici ai responsabili di associazioni fino ai
cittadini».
Aveva inoltre portato l'Antea a Castelcovati, contribuendo a mettere le basi per un'associazione pensionati che è diventata la realtà no profit più partecipata del paese.
C'era un titolo di Bresciaoggi che già diceva tutto: era il 15 agosto 1994. «Troppa puzza, non si respira».
L'apertura in Cronaca era dedicata a Roccafranca e all'impatto pauroso degli allevamenti zootecnici, in particolare a quelli di maiali. Dopo quasi trent'anni la storia è la stessa, anzi è peggiorata.
E così sono tornate le segnalazioni a Comune, Ats e Arpa con la differenza che oggi quel «non si respira» ha un nome preciso: è a tutti gli effetti inquinamento atmosferico e non banale puzza ed è fuori legge. Si tratta infatti di ammoniaca che finisce per ammorbare case in un momento nel quale tenere aperte le finestre è fondamentale per ricevere un po' di refrigerio.
Tornano le "Giornate dei Castelli, Palazzi e Borghi medievali”
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